CONSEGUENZE VOLUTE PER UN PAESE ARRETRATO

6 Dicembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Nel confuso e un po´ caotico dibattito italiano ogni tanto, come un fiume carsico, riemerge l´espressione “la questione della banda larga”. E si dà un po´ per scontato che tutti sappiano tutto. Ma non è così. La banda larga è una grandissima rivoluzione, ma è anche una cosa che va intesa bene. Per capire di che cosa si tratta bisogna trasferirsi su Internet (e in questo caso tutti sanno davvero di che cosa si tratta).

A seconda dei vari casi, Internet ha una certa velocità. La velocità dipende appunto dalla larghezza della banda: in pratica si tratta della quantità di bit al secondo che dalla rete, dal cavo, arrivano al nostro computer, per essere poi trasformati in parole, suoni e immagini.

Chi non è più giovanissimo ricorderà quando Internet si serviva solo della banda, allora possibile, con i vecchi doppini telefonici (quelli che avevamo tutti in casa, avendo il telefono). La trasmissione avveniva a 56 k.
Cioè a 56 mila bit al secondo. Una velocità che, scritta così, potrebbe sembrare favolosa e invece ci voleva una serata intera per scaricare l´aggiornamento di un programma. Per trasmettere un solo carattere, infatti, servono ben 8 bit.

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Dopo, è arrivata la banda larga, che la gente conosce anche come Adsl. E qui le velocità sono molto aumentate. Si viaggia, sempre attraverso il doppino telefonico, ma a seconda dei casi, si va da 1 Mega a 20 Mega. Un Mega, tanto per intenderci, è un milione di bit al secondo. Oggi in Italia a avere l´Adsl sono circa 12 milioni di utenti (fra uffici e abitazioni). Ma di questi solo il 20 per cento può contare su una banda di 20 mega, poco più di due milioni, insomma. Tutti gli altri stanno sotto.

Ma la vera rivoluzione è la banda ultralarga. Con questa definizione si intende tutto ciò che si può muovere a velocità superiori ai 30 mega bit al secondo. Poiché per arrivare a questa velocità, si devono usare le fibre ottiche (che sono a banda teoricamente infinita), in realtà si saltano i 30 mega e si va direttamente a 100 mega al secondo. Con una banda così, che però richiede che tutto sia realizzato in fibra ottica, si può qualsiasi cosa. Internet diventa di fatto istantaneo e, soprattutto, lungo quei cavi si può ricevere anche la televisione, meglio che con le antenne o i satelliti. Non solo: si può ricevere, visto che siamo in un collegamento Internet, la televisione di qualsiasi paese del mondo.

A questo punto è chiaro perché la banda superlarga è una rivoluzione enorme, perché si tratta di un´infrastruttura “modernista” di cui il paese avrebbe assoluto bisogno. Con la banda superlarga una quantità infinita di carte può veramente diventare inutile e anche gli spostamenti possono essere ridotti (teleconferenze). Molte cose possono essere monitorate via Internet (malati, traffico, ecc.). E così via.

Inoltre, la banda superlarga funzionerebbe come un´immensa tv via cavo planetaria: sul proprio schermo si potrebbe ricevere (con una definizione ottima) qualsiasi tv da qualsiasi punto del mondo. Con la banda superlarga si entrerebbe davvero nell´era delle centomila televisioni sul nostro apparecchio. Fine di tutti i monopoli e enorme libertà di informazione.

Ma quanto costa? Per dare la banda superlarga a quanti già oggi usano Internet (circa metà della popolazione) servirebbe un investimento di 12-13 miliardi di euro. Una cifra non proibitiva, che sta certamente nelle possibilità di un paese moderno. Ma in Italia non se ne parla e si farà chissà quando. Un po´ perché non ci sono i soldi, ma soprattutto perché banda superlarga vuol dire che tutti si possono connettere con tutti istantaneamente, che tutti possono ricevere tutte le tv e tutte le informazioni del mondo, e questo fa ancora molta paura.

Inoltre, l´attuale tripolio tv (Rai, Mediaset e Sky) verrebbe disintegrato all´istante. Insomma, la banda superlarga è il mondo nuovo. Ma noi siamo un paese vecchio, e allora è meglio starsene fuori.
Giù, nel vecchio mondo.

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