Confisca di un parco eolico nel sud Italia allontana investitori tedeschi

13 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

La presenza di organizzazioni della criminalità organizzata in Germania non è una novità e i tedeschi devono essere ben consapevoli del fatto che le attività mafiose sono ancora vive e vegete in Italia. Ma gli ultimi risvolti giudiziari stanno spingendo gli imprenditori tedeschi a tenere un atteggiamento sempre più prudente nei confronti degli investimenti nel suolo italiano, specie se al Sud.

La grana che preoccupa la Germania, da cui è scaturito l’allarme di alcune società di assicurazione e investimento, parte dalla Calabria e riguarda la storia della confisca di un impianto di energia verde. Nei giorni scorsi la Polizia tributaria ha infatti confiscato un immenso parco eolico ad isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone.

Trattasi di Wind Farm, uno degli stabilimenti più grandi d’Europa del valore di 350 milioni di euro. Motivo della confisca sarebbe quello di colpire la cosca del luogo, visto che nella Vent1 Capo Rizzuto srl, società proprietaria del parco, figura Pasquale Arena, parente della famiglia della ‘ndrgaheta della zona.

“Un’azione giudiziaria mirata a colpire la cosca può, però, avere un contraccolpo indesiderato, rischiando di compromettere le prospettive di investimenti esteri in Italia e nel Mezzogiorno”, come scrive su Il Foglio Alberto Brambilla. Cosa c’entra un impianto eolico calabrese con la Germania?

Ebbene la società proprietaria, la Vent1 Capo Rizzuto Srl, ha prevalentemente soci tedeschi e in minima parte italiani e realizza il parco Wind Farm con un investimento di 230 milioni di euro, interamente finanziati dalla banca pubblica tedesca Hsh Nordbank.

Dopo il sequestro, è partita un’indagine anche in Germania e la procura tedesca di Osnabruck ha confermato, nell’ambito di una rogatoria internazionale, che Hsh ha finanziato per intero il progetto Wind Farm, accertando l’assenza di legami tra la banca pubblica e la ‘ndrangheta.

Anche il tribunale di Crotone sostiene che “non è il sistema dei finanziamenti, per i quali non si è raggiunta la prova della provenienza illecita, l’elemento su cui si fonda la proposta (di confisca, ndr)”.

Ma ormai il danno di immagine è fatto, il parco è stato sequestrato e per buona pace dei tedeschi che allora, nonostante la bontà dei loro finanziamenti – pur ravvisando una presunta influenza di Pasquale Arena che però non ha a che fare con la provenienza del denaro – cominciano a pensare seriamente se valga la pena ancora essere investitori nel sud d’Italia.