Società

CONFINDUSTRIA
NEL PARTITO
DELLA STANGATA

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(WSI) – È una «cura pesante» quella che Tommaso Padoa Schioppa si prepara a portare sul tavolo di Palazzo Chigi il 7 luglio. L’entita della pesantezza è, in realtà, ancora ignota. I più ottimisti parlano di una manovra bis tra i 10-12 miliardi. Ma è convinzione comune che la cifra finale sarà ben più alta. Addirittura fino ai 30 miliardi. Dove reperire le risorse? Oltre ai tagli alla spesa, un contributo rilevante dovrebbe arrivare dalla leva fiscale. Ancora molte le incertezze. Tra gli interventi previsti dovrebbe trovare spazio quasi sicuramente una stretta sull’Iva. Si tratterebbe, in sostanza, di ridurre gli spazi che i rimborsi aprono alle frodi causando ampie perdite di gettito. Ma, vista la mole di risorse da reperire, non è escluso anche un inasprimento delle aliquote sulla tassazione indiretta.

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Altro capitolo ancora tutto da discutere è quello delle rendite finanziarie. Sebbene il programma dell’Ulivo prevedesse esplicitamente una «armonizzazione» della tassazione, sembra che nelle ultime settimane il governo abbia deciso di affrontare la questione con maggiore cautela. Lo staff di tecnici incaricato dal viceministro all’Economia, Vicenzo Visco, starebbe valutando l’impatto di diverse ipotesi.

Tra queste anche la possibilità di lasciare immutate (al 12,5%) le aliquote di prelievo sui titoli di Stato e intervenire solo su capital gain e dividendi. Perché, come ha spiegato Visco, «il sistema fiscale deve saper distinguere fra le attività speculative e quelle che non lo sono». Lasciando fuori le obbligazioni, è chiaro che il gettito sarebbe assai limitato. E che l’operazione avrebbe un valore puramente simbolico. Al di dà di alcune frange della maggioranza, però, anche la sinistra radicale sarebbe titubante sulla stangata. In fondo, la stretta sulla rendite andrebbe a pesare anche sul suo elettorato.

A sorpresa, però, tra i principali sostenitori di un aumento delle rendite finanziarie è entrata nelle ultime settimane la Confindustria. A tracciare la strada è stato lo stesso presidente Luca Cordero di Montezemolo sostenendo che «il prelievo fiscale sulle rendite è inferiore a quello sulla produzione». Una stortura, l’ha definita il presidente della Fiat, «che riguarda in particolare modo le speculazioni».

E la posizione di Viale dell’Astronomia appare chiara anche sfogliando il quotidiano dell’associazione. Da un po’ di giorni a questa parte sul Sole 24 Ore si leggono analisi, commenti e articoli di cronaca che spiegano dettagliatamente quanto leggero sarebbe l’impatto di una stangata sulle rendite e quanto indolore sarebbe una armonizzazione delle nostre aliquote con quelle europee. La contropartita è chiara: il cuneo fiscale. Di fronte alla possibilità di un taglio selettivo, ipotesi su cui sembra sia attualmente orientato il governo, che lasci fuori dal provvedimento le grandi imprese, Confindustria ha deciso di scendere in campo massicciamente per sostenere il piano fiscale del governo. Anche e soprattutto sul fronte dell’Iva. Il ragionamento è chiaro. Ed è lo stesso vicepresidente di Viale dell’Astronomia a svilupparlo.

«Esiste una distorsione della tassazione nel nostro Paese – ha spiegato Andrea Pininfarina – che non premia il produttore locale. L’Iva colpisce tutti i prodotti sia italiani sia stranieri». Se a questa, ha proseguito il vicepresidente di Confindustria, si aggiunge un vantaggio locale costuito dal taglio del cuneo fiscale, saremmo di fronte a un «modo legale di favorire i prodotti italiani». In altre parole, le tasse indirette aumentano per tutti, mentre il cuneo aiuterebbe le aziende italiane sul piano fiscale costituendo un vantaggio competitivo con l’estero.

Tutto bene per le imprese. Un po’ meno per i consumatori e i contribuenti. Per questi si tratterebbe di un doppio schiaffo. L’aumento dell’Iva e la stangata sulle rendite andrebbero a colpire sia i consumi sia il risparmio. L’unica speranza, a questo punto, per quanto paradossale, è quella di prendere per buone le parole di Visco quando dice «che il governo non intende inasprire il prelievo tributario, anzi l’obiettivo è ridurlo». O che, come ha spiegato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli al premier Romano Prodi, il governo capisca che un aumento dell’Iva «creerà una ulteriore depressione dei consumi e passaggi più marcati sul profilo inflativo».

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