CONDONO: UNA COMMEDIA CONTORTA (ANCHE NEL FINALE)

30 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Chi abbia tentato di spiegare ad amici stranieri cosa sia mai questo condono dovrà convenirne: è un’impresa impossibile. Come se in altre lingue mancassero i pensieri e le parole per tradurre quest’atto esecrato e però ogni volta definito inevitabile e a cui senza dirlo volentieri infine ci si adatta. Come se in ognuno si risvegliasse l’atavismo che è nella parola che deriva dal latino: concedere in dono. E come può rifiutarsi un dono?

Del resto, la parola è tra le più arcaiche e innate nella nostra lingua: condonanno compare nel «Ritmo su Sant’Alessio» all’inizio del secolo XII. Ma di condono si parla pure negli atti delle Assemblee della Repubblica Cisalpina del 1798, a riprova che da noi nemmeno le rivoluzioni possono farne a meno. Quasi che in Italia si nasca già condonati, e dunque ben pronti a digerire tutte le contorsioni morali, ma anche logiche, che l’atto implica e che ritroviamo nella bozza del testo di legge anticipato dalle agenzie.

Anzitutto sarebbe non definitivo, come peraltro quasi tutto in Italia. Tuttavia è quanto di meglio il ministro Matteoli sarebbe riuscito a imporre ai suoi colleghi e ai tecnici delle finanze, attenti anzitutto che il condono frutti alle casse statali i due o tre miliardi previsti. Ma, come vedremo, ogni meglio da noi si contorce, quasi voglia il meno possibile rassomigliare al bene.

Leggiamo che si potrebbero condonare fino a 750 metri cubi, circa 250 metri quadrati. Non è affatto poco. Visto che s’era invece parlato di un condono leggero fatto di bagni e terrazze. Ma il tutto ancora italianissimamente è stato circondato da un insieme di contorti distinguo.

Anzitutto le Agenzie ventilano una trovata che non si sa se più comica o immorale: il silenzio rifiuto. L’opposto del silenzio assenso; è la strana regola per la quale il silenzio della pubblica amministrazione vale come un rifiuto al condono richiesto dal cittadino. Incitamento alla pubblica amministrazione a tacere e non fare… come se andando negli uffici pubblici noi si fosse in Italia tormentati di risposte e dal daffare degli impiegati.

E comunque se non c’è silenzio ci sarebbe, ancora secondo la bozza, pur sempre la possibilità per Provincia e Comune di opporsi. Altra magnifica trovata in un paese che inclina alla guerra civile e in cui le amministrazioni di sinistra faranno di tutto per far fallire il condono, almeno a parole…

È invece da lodarsi che il documento preveda di creare un fondo per il ripristino ambientale consistente, e metta gli oneri di urbanizzazione a carico dei condonati. Come è un bene che si stanzino altri denari per abbattere le costruzioni abusive senza ricorrere all’imprese private minacciate al Sud dalla mafia.

Toccherà al genio militare castigare quanti non saranno condonati, perciò non pagheranno, graduata da 120 a 50 euro al metro quadro, l’oblazione. Altra parola per noi innata, dai tempi di Sant’Ambrogio e Giustiniano per dire ogni offerta speciale in denaro a titolo di elemosina.

Dunque riassumendo ecco di seguito quanto non ci è riuscito di spiegare a uno svedese turista felice in Italia. Noi dovremmo pagare un’elemosina allo Stato, che ci farebbe il dono di averci fatto violare la sua legge. Tuttavia potrebbe poi non farlo col silenzio rifiuto ovvero non funzionando, oppure per scelta di una parte politica avversa. Le forze armate agirebbero contro i non oblati.

Sarà stato anche il fatto che sulla spiaggia dove eravamo il tempo non era bello e i figli piccoli intorno urlavano e il mare rumoreggiava. Ma avrei voluto vedere i ministri Tremonti e Mattioli provare a spiegarglielo. E intanto il bagnino che sprangava a chiodate le sue cabine sorrideva omertoso.

Beato che a nessuno fosse venuto in mente di aumentare il canone a lui e alle altre migliaia di stabilimenti balneari. Usando meglio il patrimonio dello Stato si sarebbe evitato questa commedia contorta, ma il perché non è stato fatto allo straniero non ci siamo più neppure provati a dirlo. L’abbiamo condonato, e lui si è oblato ridendo.

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