Condono Equitalia, si parte: i requisiti minimi

26 Ottobre 2016, di Daniele Chicca

Dal primo gennaio dell’anno prossimo parte il maxi condono delle cartelle Equitalia. Lo prevede la legge di Stabilità 2017. Sui media si parla di una sanatoria parziale e di una rottamazione delle cartelle, ma è bene capire quali sono i requisiti minimi per potervi accedere.

Ecco come funzionerà l’innovazione introdotta con il decreto fiscale alla manovra dell’esecutivo cui ci si riferisce quando si parla di condono delle cartelle esattoriali: Equitalia rinuncerà alla riscossione solo di certe cartelle, e in termini di sanzioni e interessi, ma non per quanto riguarda l’aggio. Il pagamento forfettario sarà scontato, con la percentuale che viene fissata al 3% anziché al 6%.

Il governo stima che la rottamazione delle cartelle porterà nelle casse pubbliche 4,3 miliardi di euro aggiuntivi. Il Fisco spera invece di ottenere un miliardo di entrate in più. Non verranno rottamate tutte le cartelle, tuttavia. La riforma si applicherà soltanto ai tributi (esclusa l’Iva che scatta anche in ambito comunitario) e i contributi assistenziali e previdenziali contestati dall’Agenzia delle Entrate.

Anche chi ha ricevuto una multa per mancato pagamento del bollo auto, per esempio, così come il contribuente che deve versare imposte di competenza di Regioni e Comuni, come le addizionali comunali e regionali, non potrà ricorrere alla sanatoria parziale introdotta via decreto.

Escluse dalla sanatoria saranno anche le cartelle notificate dopo il primo gennaio del 2016. Si terrà conto invece di tutte le cartelle non pagate, legate a importi inseriti in ruoli prima di quest’anno. Gli sconti sull’importo indicato nella cartella che si possono ottenere possono arrivare fino al 52%.

Quanto ai pagamenti parziali effettuati che verranno confermati alla data di entrata in vigore del provvedimento, il maxi condono viene concesso in questo caso soltanto alle somme residue già pagate, dal momento che non è possibile compensare o rimborsare quanto ancora si deve devolvere alle autorità fiscali. Il versamento sarà eseguito in una sola soluzione.

È inoltre possibile che la rottamazione sia fatta a rate diluite fino ai tre anni di tempo. Il rischio della sanatoria, che prevede uno sconto importante della somma da sborsare, è che diversi debitori del Fisco preferiscano prendere tempo per poi aderire al condono, che consente di versare una cifra più bassa, in un secondo momento.

La riforma coinvolge, in proporzione, per il 38,2% contribuenti classici, per il 38,3% aziende e per il 23,5% liberi professionisti o imprenditori.

Riforma Equitalia: esattore Grande fratello

Equitalia come la conosciamo sta per essere fatta sparire, in nome di un rapporto più solidale con i debitori e un atteggiamento maggiormente clemente nei confronti di chi ha accumulato interessi sulla propria cartella esattoriale. Tuttavia questo non significa che con Equitalia sparirà anche l’operazione di riscossione delle tasse. Anzi, il ruolo degli esattori delle tasse verrà potenziato con la riforma fiscale e si trasformerà in una specie di poliziotto del fisco in un regime totalitario di un mondo distopico.

La riforma entrerà in vigore a partire dal primo luglio del 2017 e la nuova Equitalia potrà consultare anche la consistenza del conto corrente del contribuente, potrà analizzare di quali rapporti finanziari è titolare, potrà calcolare l’ammontare del suo stipendio o della pensione, la consistenza dei suoi patrimoni immobiliari. Tutto con l’obiettivo di trovare saldi attivi su cui imporre una riscossione dei tributi.

Il decreto governativo, insomma, da una parte eliminerà gli interessi sulle cartelle, ma dall’altra rafforzerà la capacità informativa dell’esattore, che “ai fini della riscossione” potrà accedere all’anagrafe dei tributi e alle banche dati di Tesoro e Agenzia delle Entrate, compresi i rapporti finanziari trasmessi dale banche, dalle poste e dagli altri intermediari finanziari.

Con il provvedimento il governo Renzi punta ad incrementare di ben 483 milioni di euro soltanto il gettito derivante dai pignoramenti. Queste per lo meno sono le stime citate nell’articolo della norma di riferimento.

“Potendo meglio indirizzare la disponibilità di informazioni aggiuntive, si stima un sensibile incremento nell’efficacia della riscossione, stimato in 483 milioni”, si legge nel testo.

Come? Lo spiega sempre il testo. I calcoli alla base del ragionamento sono stati effettuati misurando la consistenza e l’andamento dei pignoramenti presso terzi visti nell’anno 2015. Dall’analisi emerge che il 40% (95.600) delle attività derivano dalla banca dati dei Rapporti Finanziari e solo il 18% di questi hanno generato una riscossione media di 5.700 euro per ciascuna azione positiva o parzialmente positiva. Da gennaio a settembre di quest’anno la produzione di volumi è aumentata di 300mila procedure.