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Concentrazioni, l’Ue indaga sugli incentivi

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In applicazione del regolamento Ce 659/99, la Commissione, il 17 maggio 2006, ha avviato un procedimento d’indagine, che, se si concluderà con la constatazione che l’incentivo concesso dallo Stato non è compatibile con il mercato comune a norma dell’articolo 87, Trattato Ce, oppure è attuato in modo abusivo, porterà ad un’ingiunzione allo Stato italiano per spingerlo al recupero degli aiuti indebitamente concessi, più gli interessi.
In linea di principio il trattato di Roma all’articolo 87 proibisce gli aiuti di Stato che possano falsare la concorrenza e incidere sugli scambi comunitari e obbliga il legislatore nazionale, che intenda emanare una disciplina di aiuto, a notificarla in via preventiva alla Commissione europea. Il trattato in realtà non dà una definizione di aiuto di Stato, ma la Commissione e la Corte di giustizia delle Comunità europee hanno stabilito che si può considerare aiuto di Stato qualsiasi vantaggio, suscettibile di valutazione economica, concesso dalle autorità pubbliche a favore di un’impresa senza contropartita o con una contropartita che vi corrisponda in misura minima.
Nel campo degli aiuti di Stato la Commissione, sulla base del potere attribuitale dal regolamento di abilitazione (regolamento del Consiglio numero 994/98 del 7 maggio 1998), ha stabilito che gli aiuti nel settore delle piccole e medie imprese, se contenuti entro limiti specifici, non costituiscono un pericolo per la concorrenza, per cui, se rispettano le condizioni poste dal rispettivo regolamento di esenzione (Regolamento Ce numero 70/2001 della Commissione del 12 gennaio 2001), possono essere ritenuti sempre ammissibili, non necessitando di notifica alla Commissione al fine di essere autorizzati.
Nel porre in esecuzione gli aiuti esentati in applicazione dei suddetti regolamenti, gli Stati membri trasmettono alla Commissione, ai fini della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, una sintesi delle informazioni relative agli aiuti stessi. Inoltre, trasmettono alla Commissione, almeno una volta all’anno, una relazione sull’applicazione delle esenzioni per categoria.
Nello specifico il legislatore comunitario ha ritenuto che fosse necessario, data l’importante funzione economica svolta nel sistema comunitario dalle Pmi, autorizzare gli aiuti di Stato finalizzati a superare i limiti strutturali e le difficoltà organizzative che rendono difficile la loro permanenza sul mercato.
I principi fondamentali dell’intervento statale a favore delle Pmi si riferiscono al carattere di “incentivo” dell’aiuto (non deve avere come unico effetto di ridurre in maniera continuativa e periodica i costi normali di gestione dell’impresa) e al fatto che sia finalizzato a realizzare degli obiettivi, di interesse comune, che l’azienda non potrebbe affrontare con il ricorso al mercato. Le tipologie degli investimenti sono definite dal legislatore comunitario e, per ogni tipologia, è prevista una differente intensità di aiuto, cioè un differente livello di aiuto consentito, utilizzando come parametri di riferimento le dimensioni dell’azienda e l’area geografica (ad esempio zone obiettivo o zone 92.3).
La vicenda che ha dato origine all’avvio del procedimento d’indagine formale a carico dell’Italia trae origine da un “premio di concentrazione” previsto per il triennio 2006-2008, rappresentato da un credito d’imposta da accordare alle piccole e medie imprese, che intendano unirsi mediante concentrazione o aggregazione.
La misura in realtà ha un ridotto ambito di applicazione, tenendo conto che per media impresa si intende un’impresa avente meno di 250 dipendenti e con un fatturato annuo non superiore a 40 milioni di euro oppure con un totale di bilancio annuo non superiore a 27 milioni di euro e in possesso del requisito di indipendenza, mentre per piccola impresa si intende un’impresa avente meno di 50 dipendenti e con un fatturato annuo non superiore a 7 milioni di euro oppure con un totale di bilancio annuo non superiore a 5 milioni di euro, in possesso anch’essa del requisito di indipendenza.
Si è calcolato, tenendo conto che il credito d’imposta, previsto dalla manovra, è pari al 10 per cento dell’incremento del valore della produzione dell’impresa concentrataria, che l’importo complessivo dell’agevolazione sarà di 120 milioni di euro per il 2006, 242 milioni euro per il 2007 e 122 milioni per 2008.
La Commissione ritiene che la misura potrebbe avere effetti distorsivi per gli scambi e per la concorrenza, con il rischio addirittura, stante l’applicabilità del “premio di concentrazione” anche alle imprese che devono ancora rimborsare precedenti aiuti illegali o incompatibili, che la distorsione potrebbe essere rafforzata da precedenti aiuti illegali ancora da rimborsare.
L’Italia, per evitare di doversi attivare per il recupero dei crediti già concessi, dovrà dimostrare, in conformità all’87, paragrafo 3, lettera c) del Trattato Ce, che la manovra contribuisce allo sviluppo dell’attività economica senza alterare le condizioni degli scambi e della concorrenza in misura contraria al comune interesse, e che gli aspetti positivi dell’operazione superano quelli negativi.
In tal modo si potranno superare i dubbi della Commissione che ritiene che le piccole dimensioni delle imprese italiane siano dovute a inefficienze normative, ad esempio in materia fiscale o di lavoro, alla mancanza di finanziamenti, all’eccessiva regolamentazione dei mercati dei prodotti e dei servizi e agli oneri amministrativi, piuttosto che a un effettivo fallimento del mercato, a cui occorre porre rimedio col il particolare regime di aiuti in esame.