COMPRARE GEOX NON CONVIENE, EPPURE VA A RUBA

25 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – La modifica del decreto Marzano per ammettere anche Volare (e Cit e chissà chi altro) all’amministrazione «stile Parmalat» è il punto più basso mai raggiunto dalla cultura finanziaria nazionale. Cambiare una legge in questo modo è un’ammissione di inadeguatezza generalizzata: nessuna fiducia nei confronti dei meccanismi che dovrebbero nascere spontaneamente dall’iniziativa privata, implicita sconfessione della capacità del legislatore di mettere a punto un sistema di regole che non crolli al primo soffio di vento e dunque di dare agli operatori un minimo di certezza giuridica.

Per tacere dell’anomalia di aziende private – evidentemente più uguali di altre – che «si guadagnano» l’attivismo del governo e dei suoi ministri per motivi del tutto incomprensibili. Gli imprenditori italiani, d’altronde, hanno capito da tempo che più che far funzionare le loro aziende è prioritario costruire le relazioni necessarie per godere di paracaduti adeguati quanto le cose si metteranno male.

In tutto questo sconcerta come tali iniziative estemporanee suscitino il plauso, o al massimo il silenzio-assenso, persino di sindacati ed opposizione, e tutto perché «si difendono posti di lavoro». Non bisogna essere certo dei liberisti-squali o degli affamatori di popolo per capire che l’equità del sistema si misura non sul basso numero di licenziamenti o di aziende fallite, ma sul costo per la collettività dei posti salvati.

Ma anche solo parlare di «cultura finanziaria» può apparire fuori luogo se poi ci sono casi come quello della Geox. Per settimane gli analisti discettano sul vero valore della azienda di calzature che sta per debuttare in Borsa concludendo, quasi unanimi, sarà collocata ad un prezzo poco conveniente. Poi però, alla prova dei fatti, la richiesta di sottoscrizione è altissima e Geox diventa l’Ipo di maggior successo dell’anno.

Come è possibile? Molti dicono che sia merito della campagna pubblicitaria fatta nelle città e sui giornali. E’ questo il criterio con cui gli investitori decidono i propri investimenti?

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