Componenti auto, l’Ue attacca Pechino

3 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Si apre un nuovo fronte tra Bruxelles e Pechino. L’Unione europea decide infatti di portare davanti alla Wto la vicenda delle tasse doganali applicate ai pezzi per automobili importati in Cina per essere montati. In particolare, l’Europa chiede all’Organizzazione del commercio mondiale di svolgere una funzione di arbitrato sulla questione essendo fallito ogni tentativo di accordo.
La denuncia della Commissione europea riguarda le norme dello Stato cinese che prevedono un dazio del 25 per cento (quello previsto per l’ingresso di autovetture interamente costruite) per l’importazione di pezzi d’auto già assemblati tra loro, ma che non costituiscono un automobile intera. Normalmente la tassa pagata per l’ingresso in Cina di una singola componente per auto è del 10 per cento. L’Ue si ritiene quindi penalizzata, perché le regole di Pechino obbligano i costruttori europei di auto, che vorrebbero evitare di pagare alti dazi, a cercare componenti d’auto in Cina. Questo, secondo Bruxelles, contravviene alle regole del Wto: regole che non permettono a un Paese l’uso imposizioni fiscali per obbligare a comprare produzioni locali.
Dal canto suo, la Cina si difende sostenendo che le norme sotto accusa sono adottate per proteggere i consumi ed evitare che le tariffe per l’importazione possano essere aggirate (prevenendo, per esempio, che per pagare meno tasse vengano fatte entrare in Cina intere automobili divise in parti).
L’Unione europea, comunque, non è sola nella sua battaglia. Anche Stati Uniti e Canada hanno un contenzioso in atto con la Cina sulla questione dell’importazione delle componenti d’auto. Entrambe i Paesi annunciano già passi verso il Wto che vanno nella direzione di quanto chiesto da Bruxelles. “Noi – spiega il commissario europeo al Commercio estero, Peter Mandelson – abbiamo più volte cercato una soluzione negoziale accettabile, ma senza una partecipazione da parte cinese non abbiamo alternative all’azione davanti al Wto”.
La questione, secondo qunto si apprende, è all’ordine del giorno dell’ultima riunione dell’organismo internazionale per il commercio, tenutasi il 28 settembre scorso. La Cina riesce però a bloccare la discussione, che automaticamente viene spostata alla riunione successiva di questo mese. Ogni anno vengono esportate dall’Europa in Cina componenti per auto per un valore di circa 3 miliardi di euro.