COMPITO: COME INVESTIRE NEI PROSSIMI 7 MESI

24 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Alessandro Fugnoli e’ lo strategist di Abaxbank. Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Scrivete su un foglio una performance ragionevole per il Dax nel 2006. Siate pure generosi. Togliete dal numero che avete scritto il 10 per cento già portato a casa in questo primo trimestre. Al risultato togliete ancora un numero che ritenete verosimile per il rally di fine anno, ormai un diritto acquisito in tutte le democrazie. Per rinfrescare la memoria, il rally è stato del 9.6 per cento nel 2003 (da inizio novembre a fine anno), del 5 per cento nel 2004 e del 10.6 nel 2005. La media è dell’8.4.

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Quello che rimane è quello che ci dobbiamo fare bastare da adesso a fine ottobre. Se per ipotesi siete partiti da una performance complessiva del 20 per cento (è la media annua dal 2003 a oggi) per i prossimi sette mesi rimane l’1.6 per cento. Se avete scritto 25 rimane il 5.6, ma se avete scritto 15 si va in negativo.

Quale che sia il vostro risultato, è probabile che indichi un rallentamento anche marcato della velocità di rialzo dell’ultimo periodo (il 20.5 per cento negli ultimi cinque mesi). Se poi il rialzo dovesse continuare al ritmo attuale dovremo aspettarci una correzione di qualche peso in estate. Per quanto tutto vada bene, non va dimenticato che l’economia tedesca crescerà quest’anno dell’1.8 per cento, che l’euro a un certo punto tornerà a rafforzarsi e che i tassi, sia pure con ordine e moderazione, continueranno a salire.

Il discorso è ripetibile per molte altre borse e porta a dire che i prossimi due trimestri saranno meno facili dei due trimestri appena conclusi. La cosa non è tragica e nulla vieta di infischiarsene e di non fare assolutamente nulla. Anzi, potrebbe anche essere una buona soluzione, visto che nei mercati bidirezionali la maggioranza degli investitori fa pasticci e solo una minoranza si avvantaggia.

Chi però volesse fare parte dell’élite dovrà fare qualche scelta più impegnativa. Vediamo allora qualche possibile strategia, con i pro e i contro e senza nessuna pretesa di completezza. La prima ipotesi che viene in mente è la più semplice dopo quella di non fare niente. Si tratta di rimanere semplicemente e stabilmente sovrappesati di indici da qui a fine anno. Ci saranno momenti meno piacevoli di altri, ci saranno uragani, paure d’inflazione e di crescita troppo alta o troppo bassa, ma se il lieto fine è ragionevolmente garantito (in un contesto globale di forte crescita che rallenterà di poco nel secondo semestre e di liquidità in via di riduzione ma ancora sovrabbondante) questa strategia permette di arrivare benissimo a fine anno, di non spendere in commissioni, di non fare pasticci e di uscire presto dall’ufficio la sera.

Gli svantaggi sono solo la maggiore vulnerabilità rispetto a esogene negative (le esogene sono quasi sempre negative), il minore spazio per approfittare dei ribassi (e possiamo stare tranquilli che ce ne saranno) e il rischio di farsi prendere dal panico quando i mercati scendono, passando magari da sovrappesati a sottopesati nel momento peggiore.

La seconda strategia è la classica Sell in May (per ricomprare su debolezza estiva e comunque entro metà ottobre per il rally di fine anno). Per quanto primitiva possa sembrare, la gestione basata sulla stagionalità ha ancora più senso nel decennio degli uragani (gli uragani si formano da giugno a inizio novembre) in cui ci troviamo a vivere. Nei due anni passati, anni di bull market conclamato, c’è sempre stato un momento, tra maggio e ottobre, in cui il mercato si è trovato sotto il livello di inizio anno. Per quest’anno, in più, c’è la forte partenza delle borse in questo primo trimestre e il fatto che l’economia americana non ripeterà lo straordinario risultato dei primi tre mesi.

Un rischio di questa strategia è quello di alleggerirsi troppo presto. Un altro è quello, in caso di ribasso, di contemplare compiaciuti il portafoglio sottopesato e dimenticarsi di acquistare aggressivamente. E’ un rischio che si corre se non si ha una salda convinzione (che sarebbe invece bene avere) sulla solidità strutturale di questo ciclo.

La terza strategia possiamo definirla un Operare al Margine. Se il contesto, come crediamo, è ancora favorevole, le fasi di avversione al rischio tendono a limitarsi alle componenti marginali del portafoglio. In altre parole, escludendo le esogene, è difficile ipotizzare nei prossimi mesi scenari di panico generalizzato. Un esempio di avversione al rischio moderata e selettiva lo abbiamo visto nei giorni scorsi. Ha interessato le valute e i bond emergenti, ma ha lasciato quasi indisturbati i mercati core. In una fase più mossa e bidirezionale come quella che si prospetta può avere senso mantenere stabile il nucleo centrale del portafoglio ed entrare e uscire dalle componenti marginali.

La quarta strategia è un’articolazione ulteriore della terza. Nei momenti in cui i mercati perdono slancio anche il nucleo centrale del portafoglio può essere oggetto di utili interventi. In queste fasi gli indici possono anche rimanere fermi, ma i mercati ruotano dai titoli medi e piccoli a quelli grandi e dalla crescita al valore.

Una quinta strategia è centrata sul petrolio. Parte da un’ipotesi di prezzo anche per quest’anno volatile, ma meno direzionale rispetto ai due anni passati. Sovrappesando aggressivamente l’energia sotto i 60 dollari e sottopesandola sopra i 65 si può migliorare la performance complessiva in misura significativa, dato il beta molto elevato del settore.

Un’altra idea è quella di sfruttare la volatilita’ enorme e permanente della curva del greggio (anche il tre per cento al mese) e andare corti di future stando lunghi di azioni. Una sesta strategia enfatizza il tema delle fusioni e acquisizioni. Finora si è molto sottolineato il comportamento prudente degli acquisitori, ma le cose stanno cambiando e se non cambiano adesso cambieranno ancora di più nei prossimi mesi. Più si rinvia la stagione di caccia più munizioni si accumulano. Le basi d’asta possono ancora essere definite basse o ragionevoli, ma la velocità con cui salgono le offerte è già alta e indica il rapido maturare del settore.

Alcune delle strategie che abbiamo visto possono essere combinate tra di loro. L’importante, ripetiamo, è avere chiaro il quadro di fondo. Anche se siamo probabilmente nella fase del suo massimo splendore il ciclo è comunque solido e le valutazioni sono molto ragionevoli per le big caps e nella parte alta del ragionevole per il resto. Quanto alle esogene, è bene considerarle da un punto di vista di risk management, ma non è bene farne il centro della strategia. Stare sottopesati in attesa di eventi che nella grande parte del tempo non si producono è deleterio per un gestore professionale e frustrante per tutti gli altri.

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