Comode menzogne sulla crisi globale

21 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – Dibattito ieri sera in una sala di Palazzo Montecitorio alla Camera dei Deputati, sul libro di Giovanni La Torre La comoda menzogna, Edizioni Dedalo, a cui cui hanno partecipato, insieme con l’autore, Salvatore Bragantini, Giulio Sapelli, Alessandro Roncaglia. La crisi di oggi, secondo La Torre, dipende dal fatto che il mondo sta scontando una “controrivoluzione”, non sanguinosa, ma socialmente terribile, con Reagan e la Thatcher e tutti gli altri (Clinton compreso…). L’obiettivo? Le classi alte vogliono riprendersi le quote di ricchezza sociale che Roosevelt aveva loro sottratto a partire dagli anni Trenta del Novecento.

Ripubblichiamo qui sotto la recensione al libro di La Torre scritta da *Giulio Sapelli, uscita sul Corriere della Sera varie settimane fa.

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Il più recente libro di Giovanni La Torre è una boccata d’aria fresca che rinvigorisce i polmoni e la mente e conferma alcuni miei esecrabili pregiudizi.

Primo fra tutti quello che mi fa dire che ormai da gran tempo la «nuova scienza», ossia quella, per dirla con Vico, che è scienza dell’universale applicato al concreto e del particolare spiegato attraverso l’idea, questa «nuova scienza» sempiterna, più non si riproduce nelle università, ma, al di fuori di esse o in mondi di pensiero che con esse hanno soltanto occasionali e strumentali rapporti.

In effetti il titolo stesso del libro ci pone sul giusto cammino. È un cammino di decostruzione delle tesi prevalenti di questi tempi in merito alla grande crisi economica mondiale che ancora stiamo attraversando. Sentite un po’: La comoda menzogna. II dibattito sulla crisi globale (Dedalo, editore, 184 pagine, 16 euro), con una prefazione di Salvatore Bragantini, godibilissima e polemica come non può non essere anche il testo dell’autore.

Di lui, a riprova del mio pregiudizio, si legge che è stato: «direttore generale di istituzioni finanziarie appartenenti a importanti gruppi finanziari e assicurativi», ora collaboratore della Fondazione Critica Liberale.

La tesi del libro è drammaticamente vera: gran parte delle teorie che si sono affaccendate per comprendere le ragioni della crisi indicando in primis il fronte della finanza, sono inefficaci euristicamente. I soloni della pubblicistica economica e spesso istituzionale italiana sono passati al setaccio e per tutti si inanellano delle severe critiche che sono, secondo i canoni della teoria economica, di stampo classico e antineoclassico.

I numi tutelari dell’autore, del resto, sono anche quelli di chi umilmente scrive con soddisfazione questa nota, a partire da Sylos Labini e da Federico Caffè. Per usare termini e concetti ora banditi dal circo Barnum degli economisti di grido, per molti dei quali addirittura la crisi non è mai esistita, per La Torre, la causa della crisi stessa è, invece, indicata nella inadeguata composizione organica del capitale e nella interruzione della circolazione capitalistica per via della sovraproduzione e del sotto consumo verificatosi nella economia reale. Sono le cause, che, del resto io indicai nel mio La crisi economica mondiale. Dieci considerazioni, con la prefazione di Giuseppe Lucia Lumeno.

Tutto ciò provocò a livello mondiale un grande spostamento di ricchezza, negli ultimi trent’anni, dal lavoro al capitale e dal profitto capitalistico alla finanza. L’autore, da par suo, indica altresì una tesi politica ch’io avrei sviluppato ancora più a fondo. È questa l’unica critica che mi sento di fare a questo lavoro, Ossia, che queste cause, che hanno condotto il mondo sull’orlo della bancarotta e che ancora lo faranno camminare per alcuni anni su un sottile crinale di periglioso ghiaccio, sono delle vere e proprie scelte: sono il frutto di una sorta di controrivoluzione conservatrice che l’ America del Nord repubblicana, con il composito suo blocco sociale, covava dentro di sé ancora – udite! udite! – dallo stesso New Deal degli anni Trenta del Novecento!

Gli eventi che si sono succeduti, con l’aumento vertiginoso delle diseguaglianze e le ingiustificabili sperequazioni nella tassazione, non possono essere spiegati economicamente, ma solo politicamente e socialmente.
ln fondo, i grandi storici della guerra civile spagnola, dal l935 al l939, sono ormai concordi nel ritenere che si trattò, allora, di una terribile e sanguinaria controrivoluzione, per riprendersi, da parte dei latifondisti, le terre occupate dai contadini poveri, analfabeti e pagani descritti da George Bernanos ne I grandi cimiteri sotto luna.

Anche il mondo di oggi, secondo La Torre ha conosciuto la sua controrivoluzione, non sanguinosa, ma socialmente terribile, con Reagan e la Thatcher e tutti gli altri (Clinton compreso, dico io…) a seguire…

L’obiettivo delle classi alte? Riprendersi le quote di ricchezza sociale che Roosevelt aveva loro sottratto a partire dagli anni Trenta del Novecento. Una tesi ardita e coraggiosa; (Attende ancora il suo Bernanos). E discutibile. Si mette in questione, del resto, anche il mio adorato Hyman Minsky, che a parer mio ha compreso molto di più della crisi odierna di quanto La Torre non pensi.
Ma che importa? Sono discussioni di lana caprina, dinanzi al coraggio e all’arguzia dell’autore: chapeau!

*GIULIO SAPELLI INSEGNA STORIA DELL’ECONOMIA NELL’UNIVERSITA’ STATALE DI MILANO

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