Commercio estero: Istat, deficit a maggio per 1,95 miliardi

16 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Peggiora a maggio il saldo commerciale con l’estero dell’Italia. Lo comunica l’Istat annunciando un deficit pari 1.957 milioni di euro, in peggioramento rispetto all’avanzo di 1.110 milioni di euro dello stesso mese dell’anno precedente. Sempre nel mese di maggio le esportazioni aumentano del 17 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con andamenti più dinamici per il mercato comunitario (più 17,9 per cento) rispetto a quello esterno all’Unione (più 15,8 per cento). Le importazioni registrano un incremento del 31,1 per cento, derivante da una crescita del 35,5 per cento dei flussi dai paesi extra Ue e da un aumento del 27,8 per cento di quelli provenienti dai paesi comunitari. Le dinamiche congiunturali dei flussi, misurate dai dati destagionalizzati, evidenziano a maggio 2010, rispetto al mese precedente, un incremento dell’1,1 per cento per le esportazioni (più 0,8 per cento per i paesi Ue e più 1,4 per cento per i paesi extra-Ue) e un aumento del 4,4 per cento per le importazioni (più 5,4 per cento per i paesi Ue e più 3,2 per cento per quelli extra-Ue). Negli ultimi tre mesi, rispetto al trimestre precedente, le esportazioni crescono del 5,4 per cento e le importazioni dell’8,7 per cento, con andamenti più dinamici per i paesi extra Ue. Nel periodo gennaio-maggio 2010, rispetto al corrispondente periodo del 2009, le esportazioni sono aumentate del 10,5 per cento, con dinamiche pressoché identiche per i paesi Ue e per quelli non comunitari e le importazioni del 16,1 per cento (più 18,5 per cento per l’area extra Ue e più 14,2 per cento per quella Ue). Nei primi cinque mesi dell’anno il deficit commerciale, pari a 11,2 miliardi di euro, è più ampio di quello del corrispondente periodo del 2009 (3,9 miliardi di euro). Nei primi cinque mesi del 2010 l’aumento del valore delle esportazioni rispetto allo stesso periodo del 2009 è determinato da una crescita dei volumi (più 6,8 per cento), molto più intensa di quella dei valori medi unitari (più 3,4 per cento). Anche dal lato delle importazioni i volumi registrano incrementi maggiori di quelli dei valori medi unitari (rispettivamente più 8,9 per cento e più 6,5 per cento).