COME INVESTIRE
NEL 2006

17 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Uno dei migliori gestori di Wall Street? È un italo-americano, Lawrence Auriana, secondo l’autorevole settimanale Barron’s, che l’ha inserito fra i 19 money-manager che negli ultimi 15 anni hanno ottenuto i rendimenti più alti: «Meglio di Bill», cioè del famoso Bill Miller, che con il suo Legg Mason value trust ha battuto ogni anno l’S&P500 dal 1991 in poi. Auriana è più noto al largo pubblico per il suo impegno nell’organizzare la sfilata del Columbus day sulla Quinta Avenue a Manhattan e nel difendere l’immagine degli italo-americani. Ecco la sua filosofia d’investimento, incentrata sullo stock-picking, come spiega nella sede del suo Federated Kaufmann fund. Com’è arrivato da Harlem, dove è nato, a Wall Street?

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«Ho iniziato a investire in Borsa a 15 anni, perché mi affascinava come occasione di far soldi e perché amavo il rischio. Da giovane giocavo anche d’azzardo, ora non più. Sono molto grato ai miei nonni perché hanno fatto la cosa giusta: sbarcati a New York dalla nave con cui avevano lasciato l’Italia, si sono fermati a Manhattan, dove una delle migliori opportunità di far fortuna è Wall Street e dove ho cominciato a lavorare 40 anni fa».
Il suo fondo è quindi ad alto rischio?
«Assolutamente no. Ha un portafoglio molto diversificato, con circa 300 azioni di tipo growth, cioè di aziende con una crescita attesa degli utili di oltre il 15% annuo per i prossimi cinque anni. Di solito investo in aziende medio-piccole quando vanno in Borsa, ma devono essere già profittevoli, solide finanziariamente, gestite molto bene: incontro sempre i loro manager».

Molti dei suoi titoli sono quotati al Nasdaq, che vale ancora meno della metà dei massimi del 2000. Il 2006 andrà meglio?
«Non mi dedico molto a capire se la Borsa in generale andrà bene. Non mi preoccupo dell’andamento dell’economia americana. È impossibile fare previsioni accurate, perché ci sono troppe variabili. Invece mi focalizzo sulle singole azioni. Detto questo, credo che il 2006 sarà positivo per la Borsa, con un rendimento medio superiore al 10%, perché negli ultimi anni sono scese le valutazioni e saliti gli utili, quindi le azioni sono poco care rispetto ad altri investimenti e ai tassi di interesse, sempre bassi».

Crede che Google a 470 dollari, con analisti che la vedono a 550 e oltre, sia il segno di una nuova bolla?
«Non ho mai investito nei titoli speculativi, e così ho avuto un rendimento positivo nei primi due anni Orso, il 2000 e 2001, chiudendo in rosso solo il 2002. Ho in portafoglio Google, comprata all’Ipo: è una società ideale per noi, leader nel suo settore, con un modello di business provato e ottimi profitti. Già all’epoca dell’Ipo c’era chi diceva che Google era sopravvalutata e poi la straordinaria crescita degli utili ha mostrato che il prezzo era un affare per gli investitori. Però i livelli attuali e gli obiettivi di certi analisti non sono un buon segno».

Un’altra bolla è quella della casa e uno dei titoli da lei preferiti è Cb Richard Ellis, un operatore immobiliare. Come mai?
«Il mercato residenziale ha raggiunto l’apice dei prezzi e ora sta frenando e forse calerà, ma quello commerciale, dove Cb Richard Ellis è specializzato, non dà segni di eccesso di offerta nè di recessione».
Altri titoli importanti nel fondo sono Advance auto parts, Petsmart, Central european media. Perché sono interessanti?

«Il primo è una catena di rivenditori di pezzi di ricambio per auto per il pubblico dei fai-da-te, un business in crescita per l’invecchiamento delle Suv in circolazione e con i piccoli negozi che chiudono lasciando spazio ai grandi come Advance. Anche Petsmart è in un settore non ciclico, in crescita e in consolidamento, quello del cibo e dei prodotti per animali domestici. Mentre Central european media è il miglior modo per approfittare del boom economico dell’Europa dell’Est: controlla tv commerciali in quell’area e guadagnerà sempre più con la pubblicità; inoltre è una società liquida e quotata negli Usa».

Il suo fondo ha anche in 45 aziende biotech: non è un settore molto volatile?
«È l’unico in cui investo prima di vedere profitti. Ma bisogna capire la materia, per questo fra i nostri analisti c’è un medico. E poiché solo il 10% delle cure scoperte poi ha l’ok delle autorità, bisogna diversificare il rischio su molte società».
Ha mai pensato di investire in aziende italiane?
«Avevo sottoscritto l’Ipo americana di Natuzzi, manon l’ho più in portafoglio: nei divani c’è troppa competizione dalla Cina. Mi dispiace aver perso la chance di comprare Luxottica e Geox all’Ipo, mi sembrano ottimi marchi. Spero che altre piccole e medie aziende italiane si quotino a New York, ma il mio fondo è specializzato sulle società Usa».

Per lei quanto è importante il benchmark?
«Non mi interessa se nel breve termine faccio peggio dell’indice. Guardo al lungo termine: ho in portafoglio alcuni titoli da 10-12 anni, sottoscritti con l’Ipo e cresciuti anche dieci volte».

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