COME IL MONDO PUO’ EVITARE UNA LUNGA RECESSIONE

7 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

*Andrea Mazzalai e’ il responsabile del blog Icebergfinanza. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La scorsa settimana il Fondo Monetario Internazionale richiamando l’impatto che le precedenti crisi bancarie degli ultimi 30 anni, hanno avuto sull’economia reale prevedeva che l’America andrà incontro a un brusco rallentamento, se non una recessione. Potrete trovare la ricerca in questione al seguente indirizzo imf.org ricerca effettuata da Luc Laeven e Fabian Valencia un’utile mappa per orientarsi nella nebbia di questo tempo.

Dalla primavera del 2007 Icebergfinanza attraverso analisi e ricorsi storici, tendenze e riferimenti vi spiega del perchè il mondo non avrebbe evitato una lunga recessione!

La ricerca prende in esame 113 momenti storici di crisi attraverso 17 economie nell’arco di 30 anni, in particolare con riferimento alle crisi dei paesi nordici, Inghilterra e la crisi delle Saving & Loans americana sino al Giappone dove come abbiamo visto in passato le “jusen” nella loro drammaticità corrispondevano al fenomeno “subprime”. Non tutte le crisi finanziarie hanno coinvolto l’economia reale ma si tratta pur sempre di una percentuale oltre il 50 %.


Anche JohnMauldin nella sua newsletter dal titolo “Banking Crisis Bailouts Analysis Costs and Impacts” oltre a richiamare la ricerca del FMI, ci riporta una relazione consultabile sul sito TheLiscioReport ad opera Philippa Dunne & Doug Henwood.


In sostanza si tratta di uno studio attraverso 42 crisi bancarie che riportando la ricerca FMI, evidenzia il costo che il contribuente andrà a pagare in un modo o nell’altro, attraverso una grande recessione con alto livello di disoccupazione, ricordando che l’inazione potrebbe salvare il lato della spesa ma non potrebbe evitare l’altra faccia della medaglia il crollo delle entrate fiscali dovute ad un crollo della crescita economica.


Il risultato tipico della “tolleranza” e dell’inazione in nome dei “solidi fondamentali economici e finanziari” determina secondo lo studio un “black hole” nel patrimonio netto delle istituzioni finanziarie, determinando un’ampia contrazione del credito ed avviando il declino economico. Poiché storicamente la “tolleranza” in nome del libero mercato non funziona, una sorta di ristrutturazione sistemica è una componente fondamentale in tutte le crisi finanziarie, chiusura forzata, fusione e nazionalizzazione!


E si perché se a qualcuno piace dimenticare, AIG proteggeva attraverso un contratto esclusivo il sistema bancario europeo per la bellezza di circa 300 miliardi di dollari operazione di alta ingegneria finanziaria finalizzata ad aggirare i requisiti di capitale per la concessione del credito, una sorta di suicidio collettivo. Nazionalizzata!


La scorsa settimana ho scritto un post dal titolo, l’Aurora boreale delle Nazionalizzazioni, richiamando il modello della crisi svedese degli anni 80 di dimensioni diverse, ma che richiama i sintomi della situazione americana, irrazionalità immobiliare, euforia finanziaria e ampia disponibilità di credito, con i dovuti distinguo, una crisi provocata da un rialzo dei tassi e della pressione fiscale che portò il governo svedese ad una nazionalizzazione temporanea dell’intero sistema finanziario circa sette anni dopo l’avvio dell’euforia creditizia. Anche allora fu creato un veicolo finanziario che aspirò dal mercato tutti i mutui “tossici”.


In fondo un messaggio che proviene dalla Storia, abbiamo visto insieme in questi mesi i sintomi della Grande Depressione attraversare la finanza e l’economia reale, ne abbiamo analizzato insieme in profondità ogni similitudine e differenza rispetto al ’29 ma come diceva Primo Levi ogni popolo che dimentica la propria storia è destinato a riviverla!


Oggi dopo l’esempio dell’Irlanda e della Grecia, le nazionalizzazioni specifiche della patria del capitalismo anglosassone, ovvero l’Inghilterra e i recenti salvataggi belga olandesi, dopo che il vulcano islandese è in procinto di esplodere, la Germania assicura incondizionatamente senza limiti alcuni, tutto il sistema finanziario tedesco in seguito al fallimento della linea di credito a copertura della voragine di 35 miliardi di euro Hypo Real Estate Bank, banca specializzata nel credito immobiliare, voragine sottostimata secondo Deutsche Bank.


Nazionalizzazione ecco l’unica risposta adeguata a questa crisi, anche se ” il pericolo di questa crisi è che possa scatenare un’ondata di nazionalismo economico, con ogni paese che cerca una sua via di uscita.” come sostiene il ministro britannico Peter Mandelson! In sintesi una sorta di protezionismo finanziario! Se vogliamo uscire da questa crisi senza ondate di panico generalizzate, ogni paese deve nazionalizzare il suo sistema finanziario, temporaneamente, una nazionalizzazione che azzeri gli azionisti ed elimini qualsiasi azzardo morale senza alcuna distinzione.


Socializzazione delle perdite in grande stile sino a prova contraria ma necessaria ad evitare l’implosione, poi se è meglio lasciare fare alle forze della “natura” alla cosidetta ” mano invisibile ” quella è un’altra questione.
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Anche Carmen Reinhart che insieme a Kenneth Rogoff ha pubblicato nel gennaio di quest’anno lo studio dal titolo “Is the 2007 US Subprime Financial Crisis So Different? An International Historical Comparison” Nber.org, interessante ricerca storico comparativa ci dice che questa in fondo è una crisi come tutte le altre crisi finanziarie! Voxeu.org….”Non c’è niente di nuovo eccetto ciò che si è dimenticato” M.lle Rose Bertin.


“Per l’attuale situazione degli Stati Uniti, la lezione che se ne può trarre è che il declino della produzione dopo una crisi bancaria è ampio e protratto nel tempo: la caduta media della crescita del prodotto (reale pro-capite) è superiore al 2 per cento, e per il ritorno al trend normale di crescita servono almeno due anni. Nelle cinque crisi peggiori, il calo dal punto massimo al minimo nella crescita annua del prodotto è superiore al 5 per cento e la crescita è rimasta ben al di sotto del livello pre-crisi per almeno tre anni.” E questa se mi permettete, è la madre di tutte le crisi finanziarie della storia!


Ora noi tutti sappiamo che il NBER valuta una recessione come ” una significativa diminuzione di attività nel corso di un periodo prolungato di tempo, declino visibile nel PIL in termini reali attraverso una riduzione dell’occupazione, della produzione, delle vendite e dei redditi.” Non credo serva aggiungere altro per dichiarare che questa recessione è in corso in America dall’inizio di quest’anno, una recessione visibile attraverso le revisioni, una recessione che accademicamente è negata da palliativi di natura stagionale, aritmetica, governativa attraverso gli incentivi fiscali e monetari attraverso la recente svalutazione del dollaro che ha permesso la fiaba delle esportazioni!


Risulta alquanto anacronistico che mezza Europa sia tecnicamente in recessione o perlomeno sulla soglia in compagnia del Giappone ed per quanto riguarda gli Stati Uniti si discuta ancora di una probabile recessione! Si potrebbe ora parlare del crollo di 400 punti del DowJones in seguito all’approvazione del piano EmergencyEconomicStabilizationAct passato dall’euforia alla depressione, ma vorrei soffermarmi invece brevemente su alcuni aspetti del piano con riferimento ad alcuni interrogativi.


Come Voi sapete il piano prevede una sorta di ” reverse auction ” un’asta all’incontrario per la vendita dei bad loans, ovvero la disponibilità del Tesoro all’acquisto ad un prezzo massimo che verrà rivisto ogni qualvolta vi sara un eccesso di venditori sino a raggiungere un punto di equilibrio tra domanda e offerta, una sorta di svalutazione del proprio portafoglio tra istituti finanziari caduti in disgrazia. In sostanza il grado di solvibilità è la chiave di lettura di questa crisi, un grado che neppure gli stessi emittenti sono in “grado” di conoscere realmente in quanto molto dipenderà dalla profondità e dalla durata della recessione in corso.


Come dice John Hussman come è possibile salvare il sistema finanziario se non si è nemmeno in grado di poter leggere un bilancio?!! Inoltre si prevede che se una istituzione finanziaria che ha consegnato i propri bad loans e quindi ha usufruito dell’aiuto governativo fallisce, il Tesoro sarà uno degli ultimi investitori a subire una perdita e quindi mi domando chi mai avrebbe interesse ad investire o supportare le emissioni obbligazionarie della società in oggetto. Per quanto riguarda infine i bonus dei manager sembra che tutti dipendi dal limite di 300 milioni ovvero il massimo aiuto consentito per evitare la cancellazione del bonus!


All’orizzonte si addensano le nuvole relative alle trimestrali, gravide di profitwarning, e ogni indicatore segnala la contrazione del credito, la rarefazione delle transazioni corporate, lo spread sulla commercial paper è ai massimi storici come pure il nostro faro, il TED SPREAD che ha raggiunto il 3,87%, primo blog in Italia, Icebergfinanza, ad averlo segnalato! Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma anche se per arrivare all’alba, bisogna necessariamente passare attraverso la notte!

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