Come cambieranno i trattati Ue

7 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Sono due le opzioni sul tavolo per modificare i trattati dell’Unione Europea. La revisione desiderata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy potrebbe essere meno pesante del previsto, secondo un documento di lavoro in preparazione a Bruxelles.

Il presidente dell’UE e quello della Commissione europea, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, contanod i proporre una riforma rapida del protocollo 12 allegato al Trattato di Lisbona, che stabilisce i criteri del patto di stabilita’ (un massimo di deficit pubblico del 3% e del 60% del rapporto tra Pil e debito pubblico) e che permette di avviare una procedura per deficit in eccesso contro uno stato membro.

Sono due gli elementi nuovi che saranno integrati al protocollo sopra citato: l’obbligo di dei paesi Ue di adottare un freno costituzionale all’indebitamento (la famosa “regola d’oro”) e la possibilita’ di deferire uno stato davanti alal Corte europea di giustizia se non dovesse rispettare gli impegni.

Il vantaggio di una procedura rapida di questo tipo e’ che non avra’ bisogno, secondo gli esperti giuridici di Bruxelles, di una ratifica per tutti i parlamenti nazionali. Si tratta pero’ al contempo di una perdita di sovranita’ ulteriore dei singoli stati membri.

Avra’ il vantaggio di conformarsi alle esigenze della Corte costituzionale tedesca, la quale prevede che tutti i nuovi trasferimenti della sovranita’ di bilancio debbano passare per l’approvazione del parlamento del Bundestag. In Germania e’ infatti gia’ in vigore una sorta di “golden rule”.

La questione piu’ sensibile e’ pero’ un’altra: il diritto di intrusione dell’Ue nei piani di budget nazionali e la natura “automatica” delle sanzioni in caso di slittamento di un paese.

Per il primo aspetto, la Commissione spera con le sue proposte di ottenere il diritto di monitorare i progetti di budget e di avere il potere di costringere i singoli parlamenti nazionali a presentare una seconda legge di finanze pubbliche retificativa che dovra’ essere approvata. La sovranita’ budgetaria resterebbe cosi’ nazionale, anche se i paesi in difficolta’ si esporebbero al giudizio pubblico esterno.

Quanto al secondo piano, quello delle punizioni immediate e automatiche, gli esperti di Bruxelles stimano impossibile avere sanzioni completamente automatiche. Esse dovranno infatti sempre essere l’oggetto di una delibra al Consiglio dei ministri, e saranno applicabili solo dopo un certo lasso di tempo, con ritardi inevitabili.

Il 5 dicembre a Parigi Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno concordato un piano per salvare l’euro dalla catastrofe. Il presidente francese e la cancelliera tedesca chiedono ai 27 di approvarlo in occasione del vertice Ue dell’8 e 9 dicembre. Ma la stampa europea è piuttosto scettica.

Il quotidiano spagnolo El País, ad esempio, definisce l’accordo “sbilenco”, “insufficiente” nell’insieme e “discutibile” sotto ogni aspetto, soprattutto considerando la totale assenza di riferimenti alla divisione delle responsabilita’.

“Vince Berlino”, ha sintetizzato La Stampa. Il quotidiano torinese apprezza che Merkel e Sarkozy abbiano riconosciuto l’autonomia del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, ma sottolinea con rammarico che l’accordo tra il presidente francese e la cancelliera tedesca e’ stato raggiunto a scapito degli eurobond, i famosi titoli di stato europei. Per il resto “non c’e’ un gran che di nuovo”.