Prove di bail-in: come Bankitalia ha depauperato il patrimonio di Carife

27 Novembre 2015, di Daniele Chicca

FERRARA (WSI) – Mentre Altroconsumo parla di “prove di bail-in” che hanno fatto perdere “da una notte all’altra” tutti i propri averi ad azionisti e obbligazionisti “subordinati”, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara (Carife), Riccardo Maiarelli, rivolge un vero e proprio atto d’accusa verso Bankitalia. Le autorità di via Nazionale sono criticate da diversi fronti per il controverso piano di salvataggio di Carife, Banca delle Marche, Carichieti, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

Carife è una delle quattro banche salvate su suggerimento della Banca d’Italia e qui sta il punto oscuro che cerca di far emergere il numero uno della Fondazione: un salvataggio che ha impatti negativi sui piccoli investitori, un “nuovo sacrificio di milioni di euro richiesto agli obbligazionisti, mentre gli azionisti perdono ogni speranza di recuperare anche una minima parte dell’investimento”.

“Già nel 2011 venne imposto dalla Banca d’Italia un aumento di capitale per 150 milioni di euro che avrebbe essere dovuto determinante per l’uscita dalla crisi, ma inutile alla luce del successivo commissariamento. Il protarsi delle difficoltà ha depauperato il patrimonio di Carife, sottraendo rilevanti risorse al sistema economico locale, ai risparmiatori, alle imprese”.

Il presidente di Carife, Riccardo Maiarelli sottolinea come la convergenza di altre crisi bancarie che non sono state risolte nei tempi ordinari, mette in dubbio la fiducia del pubblico nel sistema bancario, visto che si è fatto di tutta un’erba un fascio, adottando un provvedimento “omnicomprensivo che ha portato ad unico sbocco di situazioni tra loro differenti”.

Anche Beppe Grillo interviene dal suo blog, adducendo l’ipotesi che all’origine di tutto ci sia stata la necessità di salvare Banca Etruria presieduta dal padre del ministro Maria Elena Boschi.

Come mettersi al riparo dai prossimi bail-in

Vale la pena ricapitolare le tre regole d’oro degli esperti di Altronconsumo per non trovarsi nella stessa situazione infelice dei correntisti, creditori e azionisti dei quattro istituti appena salvati con i soldi dei clienti.

  • non superare i 100.000 euro depositati sul conto corrente per ciascun intestatario. Se si possiede una cifra più alta conviene investirla altrove. Ciò vale anche per i conti deposito;
  • fare attenzione allo stato di salute della banca: di fronte alle prime avvisaglie di problemi seri, meglio cambiare;
  • non comprare obbligazioni bancarie: solo pochissime offrono un rendimento adeguato al rischio. Su Altroconsumo Finanza un aggiornamento settimanale.