Coldiretti: Vino, si a banca Dna anticlone per i 355 vitigni

26 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – L’Italia detiene il record mondiale nella biodiversità con 355 vitigni autoctoni ricchi di proprietà irripetibili e la mappatura del genoma rappresenta una grande opportunità se sarà utilizzata per valorizzare le identità territoriali dei vitigni e per proteggerle dai tentativi clonazione e modificazione genetica che favoriscono l’omologazione e la delocalizzazione. E’ quanto afferma la Coldiretti dopo che l’Università di Verona ha annunciato di aver sequenziato il Dna per il primo vitigno autoctono nel mondo, la Corvina che è il vitigno tipico della Valpolicella. I risultati della ricerca dovranno dare un importante contributo alla salvaguardia del legame con il territorio e delle specificità locali per difenderle dai rischio di contaminazioni da Ogm ma anche sostenere – sottolinea la Coldiretti – una lotta piu’ incisiva nei confronti delle frodi, sofisticazioni e tentativi di clonazione in atto in diversi paesi a partire dalla Cina. Nell’Italia dei vini di qualità, precisa la Coldiretti, non c’e’ spazio per il biotech ne’ nei vigneti, ne’ in cantina, ne’ sulle tavole dei cittadini e vigileremo affinchè tra le applicazioni della ricerca non arrivi questa preoccupante novità di cui le imprese e i consumatori non avvertono certo il bisogno. Occorre difendere un modello di sviluppo che e’ risultato vincente ed ha fatto scuola per l’intero sistema agroalimentare che fonda il suo successo sulla qualità, il legame con il territorio e la trasparenza nel rapporto con i consumatori. Un percorso di successo che, continua la Coldiretti, ha portato l’Italia a essere il primo esportatore mondiale di vino con un valore di 3,2 miliardi di Euro che ha contribuito a portare il fatturato del settore a oltre 9 miliardi di Euro. Il vino oggi testimonia un processo di rigenerazione realizzato da un sistema di imprese che dopo il grande percorso di valorizzazione qualitativa si è posto anche l’obiettivo di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali. Un obiettivo, conclude la Coldiretti, al quale devono concorrere anche gli importanti sforzi fatti nell’attività di ricerca.