Coldiretti, dal 1° gennaio addio alle buste di plastica

30 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Ultimo giorno di vita per le buste di plastica con il divieto che scatta in Italia dal primo gennaio 2011 per un simbolo di consumo e di benessere, ma anche causa di inquinamento e di degrado ambientale che ha segnato un’epoca. E’ quanto afferma la Coldiretti nel ricordare che il nuovo anno segna un passaggio storico con il divieto ai sacchetti in plastica non biodegradabili che negozi, supermarket e mercatini non potranno piu’ utilizzare per consegnare la merce dopo che il Consiglio dei Ministri ha confermato lo stop al loro utilizzo nella seduta del 22 dicembre. Una vera rivoluzione nel modo di fare la spesa a poco piu’ di cento anni – precisa la Coldiretti – dall’invenzione della plastica che nasceva nel 1907 per opera del chimico belga Leo Baekeland che inventò la bakelite, la prima plastica completamente sintetica prodotta su scala industriale. Gli italiani – precisa la Coldiretti – sono tra i massimi utilizzatori in Europa di shoppers in plastica con un consumo medio annuale di 300 sacchetti a testa. In Italia arriva un quarto dei 100 miliardi di pezzi consumati in Europa dove vengono importati per la maggioranza da paesi asiatici come la Cina, Thailandia e Malesia. Il 28% di questi sacchetti diventa rifiuto e va ad inquinare l’ambiente in modo pressoché permanente poichè occorrono almeno 200 anni per decomporli. Il problema non si limita a quello che si vede tra i rifiuti delle città, ma occorre pensare, per esempio, a quello che accade nei fiumi italiani e più in generale del mondo, quando le sponde ad ogni piena si trasformano in vere discariche; oppure alle isole di plastica degli oceani dove per un gioco di correnti si accumulano quantità enormi di rifiuti plastici galleggianti che quando si degradano avvelenano le catene alimentari, uccidendo migliaia di animali e soffocando gli organismi sul fondo dei mari. Sulla terraferma spesso i rifiuti di plastica sono bruciati e ciò comporta l’emissione di sostanze clima-alteranti come l’anidride carbonica e inquinanti come le diossine, composti pericolosissimi per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Inoltre, l’inquinamento derivante dai sacchetti non è legato solo allo smaltimento, ma anche alla produzione. Si stima, infatti, che per produrne 200 mila tonnellate vengano bruciate 430 mila tonnellate di petrolio.