COL NUOVO BERLUSCONI
CI VUOLE
UN NUOVO PRODI

27 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – «Credo che, davanti al centrodestra che abbassa le tasse, il centrosinistra non si possa limitare a ripetere il ritornello “non avete le coperture”». È Nicola Rossi, economista e deputato ds, già consigliere di Massimo D’Alemaa palazzo Chigi, a dare voce all’ampio fronte di quanti nell’opposizione ritengono che l’Alleanza sia fatta trovare spiazzata dal detour berlusconiano. Spiega Rossi al Riformista: «Sostenere che la riduzione fiscale è un bluff che verrà presto smascherato può essere vero fin che si vuole, ma dall’altra parte bisogna riconoscere che non è chiaro quale sia l’offerta alternativa del centrosinistra.

Su questo c’è un deficit di elaborazione e di comunicazione, un ritardo rispetto alla necessità di darsi una leadership e un immagine davanti al paese. Mi auguro che la scossa serva a capire che non si può aspettare la fine del 2005 per delineare i nodi della nostra proposta, perché il programma dettagliato può anche venire dopo, ma spiegare in due o tre punti quale è il progetto di paese cui si pensa è una urgenza assoluta».

Ovviamente Rossi conosce bene il lavoro coordinato da Pierluigi Bersani per il varo di una controproposta dell’Alleanza sul fisco ma è convinto appunto che il problema non sia di contenuti ma di percezione: «Dal tavolo è uscita un proposta basata soprattutto sulle detrazioni e sulla fiscalità negativa per le famiglie, mentre nella sua ultima intervista Prodi ha parlato di riduzione dei contributi sociali sul lavoro. Le due cose coesistono? Sono alternative? Magari nel piano saranno previste entrambe, ma di certo manca una visione netta e precisa».

In effetti nel piano, confermano gli autori della proposta, ci saranno tutti e due i capitoli, rimodulati alla luce di cifre e contenuti del maxi-emendamento governativo. Dice Tiziano Treu: «Il nostro schema era riferito a una riforma che aveva l’Irap come voce principale di intervento. Ora bisogna apportare qualche modifica». Spiega Pierluigi Bersani: «Presenteremo una ridefinizione delle aliquote sulla base del principio di progressività». Limate le cifre, il piano fiscale alternativo dovrà essere licenziato dal vertice dell’Alleanza che Prodi presiederà dopodomani.

Dove il nuovo scenario di accordo nel centrodestra rischia di far avvampare i tanti piccoli fuochi già accesi: la pantomima sul nome della coalizione, la bagarre su listone e candidati mancanti in vista delle regionali, le primarie indigeste a tanti e appese a un calendario più asfittico. Ma l’accusa di Rossi sul deficit di leadership e progettualità potrebbe trovare maggiore eco nella riunione prevista per il giorno dopo e ristretta ai soli partiti della Fed.

Del resto, che esista un problema di chiarezza e visibilità è confermato da una sondaggio Ipsos, uno degli istituti cui Ds e Margherita accordano maggior credito, secondo cui ben il 46 per cento dell’elettorato del centrosinistra non sa che Romano Prodi è il leader della coalizione, percentuale sale che al 68 per cento se si fa riferimento all’intero corpo elettorale.

Un dato preoccupante che spingerà senz’altro più d’uno, Francesco Rutelli per primo, a incalzare il Professore sulla necessità di marcare il profilo politico della Fed e il suo ruolo di guida dell’Alleanza: «L’illusione di arrivare in carrozza alle elezioni del 2006 – spiega un deputato dl – vittoriosi a man bassa grazie all’implosione del centrodestra è crollata subito».

Ma su quanto la riforma fiscale risollevi davvero le sorti del governo Berlusconi le opinioni tra i due principali partiti della federazione divergono. Nella Margherita, sulla scia del ragionamento di Rossi, prevale la convinzione che l’offensiva mediatica del presidente del Consiglio possa far danni e che al centrosinistra tocchi rispondere a sua volta con uno scarto, che vada oltre la semplice controproposta in materia. Anche così, in attesa di una strategia da concordare con Prodi, si spiega il prolungato silenzio dei vertici del partito.

Diversamente, Fassino ha ritenuto opportuno replicare subito alla manovra e uomini a lui vicini spiegano come segue le ragioni del suo sollecito intervento: «Il bluff non durerà. Per centrare un misero obiettivo di riduzione hanno sacrificato scuola e pubblico impiego, che presto scenderanno sul piede e di guerra, e varato una manovra come quelle democristiane degli anni Sessanta, tutta sigarette e marche da bollo. L’entusiasmo della Cdl durerà poco, già da lunedì nel centrodestra ricomincerà il solito balletto». L’impressione è però che, tra il vertice di lunedì e quello del giorno dopo, qualche giro di ballo non mancherà anche dentro l’Alleanza.

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