CLIMA DA ANNI ´80

18 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

«Esplosiva». E’ il termine che il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani utilizza per definire la situazione. E non è un’esagerazione. Anche Savino Pezzotta confessa di essere «molto, ma molto preoccupato» per la piega che potrebbe prendere la protesta nel settore dei trasporti. Soprattutto perché, secondo il leader della Cisl, si avverte «il rischio di ritornare agli anni Ottanta». E si capisce che pronuncia quella parola, «Ottanta», con un brivido. Più che giustificato. Blocchi stradali. Cortei spontanei. Scioperi selvaggi, con i sindacati confederali «scavalcati» in più occasioni dalla base. Persino l’invio in massa di falsi certificati di malattia. Impressionante la somiglianza con quello che accadeva in quegli anni. Come dimostra quello che è successo alla compagnia di bandiera.

I dipendenti dell’Alitalia hanno risposto al piano di ristrutturazione con una raffica di agitazioni. A cui si sono sommati gli immancabili scioperi dei controllori di volo. E quando il governo ha cercato di evitare la protesta, come all’inizio di giugno, è scattata imprevedibile l’offensiva di «certificato selvaggio». Il primo giorno si sono dichiarati malati 700 assistenti di volo. Il secondo 840. Il terzo, un migliaio. Le inchieste avviate per far luce sull’incredibile vicenda sono finite in un nulla di fatto. Come del resto era ipotizzabile.

Negli ultimi due mesi lo scontro è diventato sempre più duro, fino alle agitazioni spontanee di questi giorni che hanno bloccato per ore l’aeroporto di Fiumicino. Il clima è da esasperazione. Al punto che il segretario del Sult, Andrea Cavola, ha ammesso di non essere in grado «in queste condizioni di garantire, già dai prossimi giorni, l’ordine pubblico».
Secondo il sociologo Aris Accornero la decisione della commissione di garanzia, che ha imposto il differimento di due giorni dello sciopero previsto inizialmente per il 17 dicembre, considerandolo troppo vicino a quello del trasporto locale del 15 dicembre, non ha certo contribuito a distendere gli animi. Ma forse qualche errore di valutazione può essere anche comprensibile. Visti i precedenti.
La commissione presieduta da Antonio Martone quest’anno ha dovuto fronteggiare un’offensiva senza precedenti. Secondo i dati dell’Associazione delle aziende del trasporto locale, negli ultimi 12 mesi sono stati proclamati 19 scioperi nazionali, la maggior parte dei quali per il contratto.

Ma lo stillicidio delle agitazioni è andato avanti per due interi anni. Con numeri spaventosi. Nel 2002, ultimo anno per il quale è disponibile una rilevazione completa, sono stati proclamati da tutte le sigle sindacali del trasporto locale ben 325 scioperi, di cui appena 118 sono stati revocati.

Ed è significativo il fatto che la stagione di conflittualità si sia aperta proprio alla fine del 2001. Dettaglio non trascurabile, anche durante le ultime agitazioni sono scoppiate diffuse epidemie d’influenza in tutta Italia. In alcune città il 60% degli autoferrotranvieri ha spedito il certificato medico.
Come se non bastasse, anche per i treni il 2003 è stato un anno da dimenticare. Gli scioperi si sono susseguiti al ritmo di uno al mese, fatta naturalmente salva la pausa estiva. Il primo è cominciato il 19 gennaio. L’ultimo, l’11 dicembre.

In queste condizioni, non stupisce che nei primi 10 mesi dell’anno, secondo i dati dell’Istat, il numero di ore perse per conflitti di lavoro, escludendo gli scioperi politici, sia aumentato addirittura del 44,7% rispetto al 2002. E anche se quasi metà delle ore perdute riguarda la vertenza dei metalmeccanici, al secondo posto ci sono, appunto, le agitazioni nei servizi pubblici, in particolare nei trasporti.
Dice Pezzotta: «L’errore più grosso del governo è aver fatto saltare un sistema di relazioni che si basava sulla concertazione e sulla politica dei redditi».

Ma «senza rendersi conto aggiunge il segretario generale della Cisl – che se fosse saltato questo modello, sarebbe partita una rincorsa tremenda». Pezzotta allude alla ripresa «dell’antagonismo e della conflittualità» che non a caso sta mettendo a disagio anche i sindacati confederali. Che sempre più spesso danno l’impressione di non riuscire a governare la piazza. Ed è significativo di questa difficoltà proprio il caso dei metalmeccanici della Cgil il cui sindacato, la Fiom, tradizionalmente schierato su posizioni più radicali rispetto a quelle dell’organizzazione madre, si sta caratterizzando sempre di più come un’organizzazione «a parte». Tanto da aspirare ad avere nel Manifesto il quotidiano di riferimento.

« Il fatto è – sottolinea Accornero – che è finito un decennio nel quale i sindacati hanno oggettivamente contato molto. Oggi non è più così. Hanno meno potere di prima, meno influenza sul governo. Le difficoltà vengono tutte da lì. A ciò si aggiunga che si sono anche messi a litigare fra loro, e questo non è piaciuto ai lavoratori». E proprio questi ultimi, secondo il sociologo, «spingono i loro rappresentanti ad alzare la posta. In questo senso ciò a cui assistiamo non è la crisi di rappresentanza che allude alla fine del sindacato. Semmai è la dimostrazione che si vuole un sindacato più combattivo».

La faccenda è poi complicata da altre difficoltà. La strategia industriale del governo per l’Alitalia ha proceduto a zig zag, con frequenti esitazioni che non hanno certo rafforzato la linea dell’amministratore delegato. Il ministero delle Infrastrutture, inoltre, si è addirittura chiamato fuori dalla vertenza.

Per il trasporto locale si è invece delineata una situazione paradossale. Secondo alcuni è «colpa del federalismo». Ma per Accornero è semplicemente colpa «delle privatizzazioni fatte male». La trasformazione in società per azioni delle aziende di trasporto locale, in sostanza, gli avrebbe dato il via libera per stare sul mercato, ma senza che abbiano «le risorse per chiudere i contratti».

E siccome i cordoni della borsa sono in mano al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che deve fare i conti con una situazione di bilancio non certo entusiasmante, il tutto è ancora più difficile.

Il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, che segue le trattative sul trasporto locale e l’evolversi della situazione dell’Alitalia, è convinto che «stanno venendo al pettine vecchi nodi, mai risolti. E non tutti se ne rendono conto».

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