CLASS ACTION:
UN’ ALTRA BUFALA
ALL’ ITALIANA?

10 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Se quanto affermato dal vicepresidente del consiglio Francesco Rutelli in merito al collegato alla Finanziaria, che dovrebbe contenere anche la nuova legge sulla “Class Action”, si concetizzera’, dire che siamo in un regime illiberale e’ il minimo.

Se di collegato si tratta, dovra’ essere approvato entro il 15 novembre, e solo pochissimi giorni dopo che la commissione Giustizia della Camera aveva avviato l’iter per le varie proposte in materia che sono state presentate: un gioco alla finzione istituzionale che deve far riflettere oltre allo sdegno immediato che ci provoca.

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Finzione istituzionale che, oltre a costare soldi ai contribuenti, sembra studiata ad hoc per evitare che, anche su questo, si sviluppi un confronto, nelle istituzioni e nel Paese, si’ da addivenire ad una soluzione legislativa che consideri le posizioni emergenti.

L’eventuale collegato alla Finanziaria sarebbe studiato e messo in opera con lo stesso metodo del famose decreto Bersani sulle liberalizzazioni dello scorso mese di luglio. Nessuno ne sapeva nulla fino al giorno prima e, come un fulmine a ciel sereno, e’ piombato nell’economia e nella politica del nostro Paese, evitando dibattiti e confronto che ne avrebbero potuto cambiare i connotati. Il decreto Bersani, a parte alcune piccole cose, era un piccolo bluff (si pensi, per esempio, ai taxi e ai farmaci solo nei supermercati, nonche’ alla conferma del potere delle societa’ di capitale pubblico nella gestione dei servizi locali), aggiustato per essere tale anche dopo la presentazione.

Cosa sara’ di questo nuovo collegato? Non abbiamo elementi per dubitare che segua la stessa sorte.

Sulla “Class Action”, siccome e’ sicuro che la legge contenuta sara’ quella del Governo, lo smacco diviene ancora peggiore. Stiamo parlando di una legge che, al contrario di quanto sostiene la Costituzione, l’Unione Europea e tutte le normative dei Paesi democratici, dara’ il potere di azione giudiziaria non a chiunque, ma solo alle camere di commercio, alle associazioni professionali e alle associazioni di consumatori che sono pagate dallo Stato.

Inoltre, vinta la causa collettiva, ogni partecipante alla stessa dovra’ fare causa singola per avere il maltolto (roba da azzeccagarbugli del diritto e della procedura). Infine, tutta la struttura normativa del procedimento non viene precisata e si lascia ampio potere al ministero di intervenire dopo l’approvazione per una normazione. Della serie: una legge cosi’ e’ meglio non averla, perche’ sara’ la tomba finale dell’azione collettiva e la creazione di un nuovo privilegio per l’Italia delle corporazioni.

La soluzione pasticciata di regime verso cui si sta procedendo e’ molto grave, perche’ impedirebbe a chiunque di poter esercitare uno dei diritti primari, quello dell’azione giudiziale. E il metodo preannunciato da Francesco Rutelli e’ degno di un regime illiberale, prono al potere delle proprie corporazioni di cui si alimenta e trae vantaggio in disprezzo di contribuenti e cittadini.

La nostra proposta di legge (depositato dagli onorevoli Donatella Poretti e Daniele Capezzone), con altre tre simili che vi si ispiravano, poteva essere il baluardo contro questa deriva, ma fra qualche giorno sara’ stata solo un esercizio didattico/legislativo fine a se stesso. Chi ha orecchie per intendere e fiato per gridare, si faccia sentire. Noi abbiamo avviato una petizione popolare a questo indirizzo, dove si trova anche la nostra proposta legislativa:

http://www.aduc.it/dyn/classaction.html

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