CIRIO & PARMALAT: HAI INVESTITO? PESCI IN FACCIA

7 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

(WSI) – Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei responsabili di Citigroup
inchinati (alla giapponese) che chiedono pubblicamente scusa per le
malefatte della loro filiale nipponica. Un bell’atto di umiltà! Non c’è
che dire, anche se si trattasse soltanto di un’ipocrita scelta di
marketing, magari dettata dalle peculiarità del mercato giapponese.

Comunque un modo dignitoso di chiudere un cattivo episodio della vita
della banca presieduta da Sanford Weill e di riconciliarsi col mercato,
speriamo con l’intento di evitare simili ricadute in futuro.
Chissà cosa hanno pensato le vittime degli ultimi scandali finanziari
italiani come Cirio e Parmalat, gli investitori che hanno perso
quattrini e spesso la loro serenità, ma soprattutto gli autori,
colpevoli o incolpevoli che siano dal punto di vista legale, dei
misfatti.

Non può che lasciare perplessi (eufemismo) l’arroganza loro e
dei loro avvocati, la proclamazione della loro innocenza, l’indifferenza
(o peggio) nei confronti di coloro che sono stati le vittime delle loro
azioni.

Naturalmente il tutto in uno spumeggiare di interviste, dichiarazioni a
effetto, con grande copertura mediatica. I processi, faticosamente
inizieranno (per ora è partito solo quello di Milano) e si trascineranno
per anni, tra diatribe, eccezioni formali e conflitti di competenza,
entrando solo alla fine nel vero nocciolo della questione: chi deve
pagare? E con quali soldi? Perché alla fine il punto fondamentale è
quello e solo quello.

Certo con gli inchini non si restituiscono i soldi
impropriamente trasferiti da una tasca all’altra del sistema, dagli
investitori ai truffatori e ai loro sponsor. Ma almeno uno scarico di
coscienza il sistema l’avrebbe, perché qualcuno riconoscerebbe di avere
sbagliato, con o senza colpe, senza scaricare il pesante fardello della
responsabilità sempre a qualcun altro, possibilmente più debole.

Purtroppo questo non avviene, siamo un Paese senza responsabili. E sì
che dovremmo essere un Paese cattolico, dove la semplice confessione
della colpa, accompagnata da un reale pentimento, determina
automaticamente il perdono. Anche per i crimini più orrendi. Qual è il
risultato? Il sistema Italia continua a perdere competitività, in buona
misura anche credibilità, agli occhi del mondo che lo guarda.

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