Cinque motivi per cui l’hi-tech europeo non teme confronti

18 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Parigi – “Cinque motivi per credere (ancora) nell’Europa”: Le Monde si arma di ottimismo e prova a dimostrare che “l’Europa non è un continente perduto, tragico commentatore del proprio declino”.

Nel suo supplemento economico il quotidiano francese sottolinea che “la crisi dell’euro e l’ondata di piani d’austerity che l’ha accompagnata mascherano una realtà, quella della forza di un continente dotato di caratteristiche uniche al mondo. […] Non ci sono soltanto la Silicon Valley e l’Asia sul pianeta innovazione. Dei 30 paesi più innovatori del mondo, 20 sono infatti europei.

Le Monde ricorda che i cervelli europei sono una “specie ricercata” e che la manodopera continentale è “di qualità” in quanto “beneficia di una base culturale specifica”:

“Per innovare basterebbe confrontare queste differenze. Questo è l’obiettivo del programma Erasmus […] e del condizionamento dei sussidi Ue per la ricerca […]. Certo, tra l’Atlantico e gli Urali non esiste un equivalente di Harvard. Tuttavia, pur in mancanza di grandi fondi, il tessuto degli istituti d’insegnamento superiore è molto denso, e i giovani possono studiare pagando somme modiche se confrontate con gli Stati Uniti o con l’Asia.

“L’Unione europea possiede risorse uniche ma che al giorno d’oggi sono minacciate”, sottolinea Le Monde. “Forse bisognerebbe sfruttarle meglio per uscire dalla crisi”.

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