Cinque bolle da evitare

26 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

Bassi tassi di interesse, ritorni sugli investimenti inferiori alla media e voglia di porti sicuri. Sono questi i fattori che potrebbero essere all’origine di nuove manie da investimento. Come se la storia non avesse insegnato nulla, un contesto simile sembra essere portatore di nuove bolle (quella tecnologica dice niente?).

“Questa e’ una fase perfetta per le bolle. Dalle nostre analisi emerge che sono varie quelle in via di formazione”, ha spiegato a Fortune Didier Sornette, professore al Swiss Federal Institute of Technology. Quali sono i principali settori indiziati alla luce di un eccesso fermento che li contraddistingue?

Economia cinese. L’azionario nel Paese dei Dragoni ha segnato un +300% circa negli ultimi 15 anni. Consumi e soptrattutto costruzioni immobiliari hanno corso senza paragoni col passato. Peccato che molte di queste operazioni siano avvenute a debito. Solo l’anno scorso le banche hanno fatto prestiti pari al doppio rispetto al 2008 contribuento per il 29% alla generazione del Pil. Se si aggiunge che i prezzi delle case hanno raggiunto cifre stratosferiche, non e’ difficile comprendere come siano molti gli investitori che hanno assunto una prospettiva “orso” sul Paese. Non a caso la borsa cinese e’ in calo da gennaio (-9% circa) e mentre l’attivita’ manifatturiera a luglio ha raggiunto i minimi da 17 mesi, la banca centrale stringe i cordoni per tenere a bada l’erogazione di credito.

Titoli di Stato Usa. Tutti li vogliono, soprattutto in tempi di incertezza economica. Un’offerta maggiore del solito dovrebbe spingere al ribasso i prezzi, cosa che non si sta verificando: nel 2010 c’e’ stato un incremento del 14% nonostante negli ultimi due anni il Tesoro abbia messo all’asta titoli per $3300 miliardi di dollari.

Il gas naturale. Lo Shale gas, contenuto in rocce poco permeabili presenti a circa 1.5 Km di profondita’ nel sottosuolo, potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico americnao nei prossimi 45 anni. Societa’ che operano in questo settore sono Range Resources e Southwestern, che hanno visto crescere i propri valori di borsa rispettivamente del 72 e 160% negli ultimi 5 anni. I prezzi del gas naturale sono ancora contenuti e scoperte di giacimenti simili non farebbero altro che aumentare l’offerta deprimendo i prezzi. A cio’ si aggiungono pero’ timori sui rischi ambientali che potrebbero portare a uno stop all’estrazione. “Tutti scommettono che i prezzi continueranno a crescere ma io non lo penso affatto” ha detto a Fortune Fadel Gheit, analista di Oppenheimer.

Cotone. Nell’ultimo anno le quotazioni sono raddoppiate con consumi in aumento e produzione in calo. Solo negli Stati Uniti nel 2009 il raccolto e’ stato il piu’ contenuto da 20 anni a questa parte. La crescita della popolazione, inoltre, sta spingendo paesi come Cina e India a dedicare piu’ spazio alle coltivazioni di prodotti alimentari a scapito del cotone. Ma se i prezzi fossero eccessivi? C’e’ chi crede, come Sharon Johnson di First Capital Group, che difficilmente i valori si manterranno alti. Tanto piu’ che la produzione Usa per quest’anno sembra destinata a segnare +50% rispetto ai 12 mesi precedenti.

Oro. In cinque anni ha messo a segno +150% con successivi nuovi record nelle quotazioni. Merito della paura tra gli investitori, convinti che un bene tangibile come il metallo giallo abbia piu’ valore di qualsiasi altro asset soprattutto in un contesto di incertezza economica e teoricamente inflazione. I prezzi al consumo pero’ non stanno decollando, anzi. Se, come in molti credono, si aprira’ uno scenario deflattivo, l’oro ne subira’ le conseguenze.