Cina:D’Alema su energia parla di cooperazione

15 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

La competizione tra Europa e Cina nel settore dell’energia, in cui sono entrambi molto dipendenti dalle importazioni, non è nell’interesse dei due blocchi, né della stabilità internazionale e il problema della sicurezza energetica andrebbe risolto con una più stretta collaborazione tra consumatori. Lo afferma ieri il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, in un discorso all’Università Beida di Pechino. “Avremo migliori possibilità di risolvere il problema della sicurezza energetica – spiega il ministro – attraverso il rispetto delle regole di mercato e della concorrenza e attraverso una più stretta cooperazione multilaterale tra Paesi consumatori alla scopo di ridurre la nostra dipendenza energetica, sviluppare tecnologie per l’energia rinnovabile, garantire approvvigionamenti sicuri e sostenibili sul piano ambientale”. Secondo D’Alema, l’Europa potrà essere un interlocutore credibile della Cina nel settore energetico solo alla condizione che si doti di una vera politica comune dell’energia.
D’Alema, che nel pomeriggio si sposta a Shanghai, dice anche che le prospettive di una cooperazione con una “grande compagnia asiatica” possono essere “un’opportunità di rilancio per la nostra compagnia di bandiera”, riguardo le possibili collaborazioni di Alitalia. Il titolare della Farnesina osserva che si tratta di “un problema delicato”, che riguarda le imprese. “Ovviamente i rapporti avvengono non fra Governi, ma fra le società”, precisa. D’Alema ricorda che la prospettiva di una cooperazione con una compagnia asiatica viene sollevata anche dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, e che comunque non è “un compito dei Governi: noi creiamo l’ambiente favorevole affinché le imprese possano incontrarsi”.
Per il ministro è poi “inutile” temere l’enorme crescita cinese. “Avere paura non risolve il problema” e invece bisogna avere “coraggio e iniziativa” e aprire una nuova fase di dialogo. D’Alema ribadisce la volontà italiana di lavorare per una forte partnership strategica con Pechino. Questi concetti sono ripetuti anche ieri alle autorità cinesi e, nel pomeriggio, ai rappresentanti delle aziende italiane che operano nel Paese. E’ evidente, prosegue D’Alema, che Cina ed Europa hanno “tutto da guadagnare dallo sviluppo di un rapporto commerciale aperte e sanamente competitivo”. L’Italia conferma la sua volontà di voler raddoppiare il livello dello scambio commerciale bilaterale dei prossimi cinque anni e vuole essere “la porta d’ingresso” per i prodotti cinesi in Europa.
Infine, D’Alema rivela di aver cominciato a promuovere con le autorità cinesi la candidatura di Milano per l’Expo del 2015, dopo che l’edizione del 2010 si terrà nella città cinese.
“Abbiamo lanciato l’idea che ci possa essere un passaggio di testimone a Milano, la cui candidatura potrebbe trovare nella Cina una spinta preziosa”, dice D’Alema, ricordando che il Governo già comincia a lanciare il progetto di Milano dopo che molte imprese italiane saranno a Shanghai per l’esposizione universale tra quattro anni.
In seguito il capo della Farnesina comunica che l’Italia nominerà un commissario per curare la preparazione della delegazione italiana all’attesa esposizione universale Expo 2010 di Shangai. \”Nomineremo un commissario italiano per curare la preparazione della delegazione italiana all’Expo di Shangai 2010\”, spiega il capo della Farnesina parlando alla platea di imprenditori italiani a Shanghai.
\”Con un emendamento alla Finanziaria ci siamo dotati di maggiori risorse finanziarie per acquistare un padiglione più grande all’Expo, in cui la priorità per quanto riguarda la partecipazione delle imprese sarà data a tutti i prodotti che ruotano attorno al tema di questa esposizione universale, cioè la qualità della vita urbana e dell’abitare”,dichiara D’Alema, precisando che “ci sarà la necessità di fare una selezione per arrivare ad un livello qualitativo molto elevato”.
Intanto la Banca centrale cinese, che prevede una crescita superiore al 10 per cento quest’anno, promette l’impiego di un ampio insieme di misure per tenere sotto controllo la crescita del credito e la liquidità. In un rapporto trimestrale, Banca di Cina afferma che è troppo presto per stabilire se il recente rallentamento del credito e nella crescita degli investimenti non invertirà rotta, specie alla luce degli incentivi dei governi locali alla spesa in conto capitale.