Cina-Usa a mezzadria

18 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – I temi con cui apriamo il Morning Adviser di oggi sono senza dubbio l’incontro dell’Eurogruppo a Bruxelles (cui seguirà stamattina il meeting dell’Ecofin) e la visita di stato del presidente cinese Hu ad Obama, ormai alle porte. Gli effetti del primo di questi due eventi sembrano non essersi verificati, in quanto dalla prima parte del meeting è risultato sostanzialmente un nulla di fatto, con decisioni che presumibilmente saranno da rimandare al prossimo consiglio di marzo.

Il fatto che esistano delle divergenze di vedute, non è ancora stato interpretato dal mercato, né come positivo, né come negativo. Cerchiamo di fare un po’ di luce sulla situazione. Trichet ha dichiarato, nei giorni che precedevano il vertice, che è necessario un ampliamento ed un miglioramento del Fondo Salva Stati, ma le posizioni dei diversi Stati rimane ancora distante. Ieri, proprio il presidente della BCE ha dichiarato, a nostro parere proprio in virtù di questi disaccordi, che non sarebbe stata presa nessuna decisione concreta durante il meeting, e questo è stato un modo per mettere le mani avanti per evitare che si scatenassero ulteriori timori sull’eurozona. E a quanto pare, ce l’ha fatta.

Il tema principale di discussione riguardava la possibilità di incrementare la dotazione utilizzabile immediatamente da 250 miliardi ai totali 440 miliardi che compongono il fondo in quanto tali aiuti sarebbero serviti subito ai Paesi periferici (invece di mantenere una quota parte separata per l’eventuale emissione di bond tripla A). La Germania è quella che tramite il ministro delle finanze Schauble ha mostrato, come sempre, la posizione più convinta: non c’è nessuna fretta di modificare l’attuale status dell’EFSF. Se la posizione di tutti gli Stati membri fosse stata questa, avremmo assistito ad ulteriori restringimenti degli spreads tra rendimenti dei diversi bond europei.

Tuttavia, la Francia ha dichiarato che è necessario procedere subito ad un rafforzamento del fondo ed ad un aumento della sua efficacia, così come l’Irlanda. Il risultato, come detto, è stato un nulla di fatto sui mercati, che non hanno ancora mostrato nessuna reazione riconducibile al meeting.

Passiamo dunque oltre, in attesa di ulteriori sviluppi, e concentriamoci sul secondo tema della giornata, introdotto brevemente all’inizio del pezzo, ovvero l’incontro tra Obama e Hu. Il presidente cinese, in un’intervista al New York Times, ha già gettato le basi per le discussioni che avverranno. In tema di politica monetaria internazionale, ha sostanzialmente chiesto all’America di mantenere il dollaro su livelli stabili, in quanto esso risulta essere ancora la valuta di riferimento mondiale, che compone la maggior parte delle riserve valutarie globali, anche perché la politica monetaria attuata fin’ora dalla Federal Reserve ha innalzato moltissimo il rischio che avvengano ingenti afflussi di capitale in Cina, cosa che metterebbe sotto pressione l’inflazione, che è stata commentata dallo stesso Hu come moderata e stabile (le aspettative per il 2011 effettivamente si attestano sotto il 5%, ma sappiamo che le mosse per mantenere sotto controllo tali attese sono già state messe in atto e molto probabilmente continueranno).

Hu inoltre richiederà maggiore cooperazione a livello internazionale da parte degli Usa, ed Obama replicherà chiedendo una maggiore flessibilità dello yuan. Il risultato, anche nel caso di questo meeting, probabilmente sarà un nulla di fatto. Vale la pena, in ultimo, dato che gli operatori si stanno concentrando sempre di più sui dati macro cinesi, di riportare il +10.1% fatto registrare dal Pil 2010.

La sezione di analisi tecnica si apre con un eurodollaro che, nonostante un ulteriore calo mostrato ieri in mattinata, ha avuto spazio di fornire uno spunto interessante. Per ben due volte infatti, a distanza di ore (su un grafico orario quindi questo sarà molto evidente), i prezzi sono giunti al minimo di 132.50, consegnandoci un preciso livello di supporto operativo per le prossime evoluzioni. Se osserviamo la media mobile esponenziale di lungo (100 periodi exp) notiamo come sia presente un’ulteriore conferma di questo livello. La tendenza a rialzo del cambio evidenziata negli ultimi giorni sembra poter rimanere tale sino al superamento a ribasso di questo importante livello.

Molto poco di nuovo invece sul cambio UsdJpy, che si mantiene tutto sommato stabile e continua a suggerire i livelli più volte visti: la resistenza a 83.65 e il supporto di breve a 82.40.

Il cambio EurJpy ha seguito da vicino il movimento ribassista compiuto dalla moneta unica. Non stupisce infatti che l’andamento delle ultime candele, orarie, sia esattamente il medesimo e, anche in questo, caso la coincidenza di una serie di minimi raggiunti ci indica un livello di supporto statico per le prossime evoluzioni posizionato a 109.55. Almeno sino ad un ritorno dei prezzi al di sotto della linea di tendenza oltrepassata giovedì, a rialzo, continuiamo a considerare il movimento di euro in ripresa.

La sterlina continua il proprio percorso rialzista, nei confronti del dollaro, con minor incertezze dell’euro. Dal punto di vista macro attenzione alle conferme che potrebbero giungere, o meno, oggi alle 10.30 ore italiane dalla pubblicazione del dato sull’inflazione che dovrebbe risultare in aumento.

Osservando il cable si nota come sia stato superato ieri il livello di resistenza importante a 1.5885, lasciando ben sperare per l’immediato futuro. Addirittura i prezzi sono giunti oltre l’ultimo livello indicato tramite livelli di ritracciamento di Fibonacci (1.5930, 61.8 del movimento ribassista di 1.63 a 1.53) fornendo un motivo in più per l’attesa di un periodo favorevole. Soprattutto 1.5885 sembra poter rappresentare ora un buon livello di supporto per le evoluzioni del breve.

Anche contro l’euro la sterlina è riuscita a mostrare un buon stato di salute raggiungendo, dopo un picco di volatilità visto giovedì sino quasi a toccare 0.85 figura, quella che era stata la resistenza fondamentale e che per le prossime ore grazie alla conferma rimane il supporto chiave, 0.8340.

Grande stabilità invece della sterlina nei confronti dello yen dove la resistenza chiave ed il supporto si trovano praticamente equidistanti dai prezzi attuali: parliamo, per chi non avesse seguito i nostri commenti negli ultimi giorni, di 130.30 e 133 figura. La direzione per il momento sembra ancora mediamente favorevole alla moneta dio Sua Maestà.

Concludiamo con il franco svizzero, che ha avuto modo ancora ieri di approfondire il proprio movimento di ripresa nei confronti della moneta unica. Come ricordato nei giorni scorsi questo non dovrebbe impensierire particolarmente almeno sino ad un ritorno deciso oltre a quello che è divenuto il supporto, e ago della bilancia, 1.2730.

Anche nei confronti del dollaro è stata osservata una ripresa della moneta elvetica. Per dare momentaneamente spacciato il dollaro dovremo attendere il definitivo superamento a ribasso della più importante area di supporto statico ora passante a 0.96 figura, mantenuta dal cambio sin dai primi giorni di gennaio, con ripetuti tentativi di rottura.

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