Cina spedisce in orbita un laboratorio spaziale: e’ la prima volta

29 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – La Cina ha spedito in orbita un prototipo di laboratoraio spaziale. E’ la prima volta in assoluto che Pechino tenta un esperimento di questo tipo. Il lancio del missile e’ avvenuto nel deserto del Gobi, nella parte nordoccidentale del paese asiatico e le autorita’ cinesi e i funzionari del centro sono ottimiste sull’esito dell’operazione.

Sono i funzionari del Jiuquan Satellite Launch Center ad essersi occupati di fornire il carburante sufficiente per il lancio del razzo Long March 2FT1, avvenuto dalla piattaforma spaziale del centro alle 21.31 ora locale.

Durante una serie di lanci di questo tipo spalmati nei prossimi due anni, il laboratorio – che e’ stato battezzato Tiangong, ovvero “palazzo paradisiaco” in cinese – si occupera’ di condurre test sulla tecnologia di aggancio con la navicella spaziale cinese Shenzhou.

Tra gli altri compiti principali della navicella-laboratorio Tiangong 1 ci sara’ quello di fornire un veicolo per gli appuntamenti spaziali con personale umano presente e costituire una piattaforma di test in grado di condurre operazioni nello spazio con personale umano a bordo, in modo da accumulare esperienza e casi di studio per lo sviluppo futuro della stazione spaziale. Il prototipo si occupera’ inoltre di condurre esperimenti scientifici, medici e di carattere piu’ puramente tecnologico nello spazio.

La struttura modulare misura 10,4 metri, e’ lungo 3,35 metri e pesa 8,5 tonnelate cubiche. Tiangong 1 e’ studiato per passare due anni nello spazio prima di dichiarare il compeltamento della missione.

Il prototipo doveva essere spedito in orbita all’inizio della settimana, ma secodno quanto riferito dai media nazionali le previsioni di maltempo hanno costretto i funzionari a posticipare la data dell’evento.

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Pechino (AGI) – La Cina comincia la Lunga Marcia nello spazio. Dal deserto del Gobi e’ decollato con successo il modulo spaziale Tiangong I, primo tassello della stazione spaziale internazionale che Pechino vuole completare entro il 2020. Il modulo pesa 8,5 tonnellate, ha una lunghezza di 10,4 metri e un diametro massimo di 3,35 metri. Azionato da razzi Long March F2, operera’ in modo autonomo monitorato da terra.

Il Palazzo Celeste – questo il significato del nome della navicella – restera’ nello spazio per due anni e a novembre sara’ raggiunto dall’astronave Shenzhou VIII per quella che rappresentera’ la prima esperienza del Dragone nel campo del docking, ovvero l’assemblaggio spaziale.

Secondo il programma del Cmse, le due navicelle resteranno unite per 12 giorni prima di essere ridivise. Dopodiche’, Shengzhou VIII rientrera’ sulla terra atterrando in Mongolia interna. Tuttavia, il docking – spiegano gli esperti – e’ un procedimento estremamente complesso in quanto i due veicoli viaggiando a 28mila Km/h devono avvicinarsi in modo progressivo evitando quell’urto che li distruggerebbe.

Se cio’ sara’ effettuato con successo, l’anno prossimo Pechino inviera’ altre due navicelle – Shenzhou IX e X – entrambe con almeno un astronauta a bordo. Decollato dal Jiuquan Satellite Launch Center nella provincia del Gans alla presenza del premier Wen Jiabao (mentre il presidente Hu Jintao assisteva alle operazioni di lancio dal centro spaziale di Pechino), Tiangong I e’ stato presentato di recente come la pietra miliare della conquista cinese dello spazio.

Il piano e’ ambizioso: la Cina punta a costruire un laboratorio spaziale entro il 2016 e ad assemblare la prima stazione spaziale da 60 tonnellate entro il 2020, le stesse dimensioni dunque dello Skylab statunitense degli anni ’70. Si tratta di cifre irrisorie, se confrontate con la piattaforma spaziale internazionale da 400 tonnellate realizzata da Stati Uniti, Russia, Europa, Canada e Giappone, tuttavia cio’ che il il Dragone vuole dimostrare e’ di avere le risorse per gareggiare tra le stelle.

Dopo il volo spaziale del 2003 guidato da Yang Liwei e con il docking previsto per la fine dell’anno, la Cina sembra voler seguire le orme di Stati Uniti e Russia che mossero i primi passi nello spazio negli anni ’60. Non solo. Mentre Mosca fa sapere che le missioni nello spazio non sono piu’ una priorita’ e Washington fa slittare al 2017 il prossimo viaggio spaziale di astronauti, Pechino si appresta a ritagliarsi un posto d’onore nel campo delle guerre stellari.