Cina sempre più forte, altro problema “sovrano” per l’Europa

10 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI)- La situazione generale non cambia e non arrivano notizie nuove a muovere le acque. Concentriamoci un attimo su qualche dato macroeconomico per non perdere la percezione di come si stia muovendo effettivamente l’economia globale: il rischio è che infatti molta gente, che non ha a disposizione dei mezzi d’informazione ad hoc per essere informati sulle pubblicazioni venga catturata dagli eventi che catturano la scena mediatica, senza tenere sott’occhio elementi di analisi imprescindibili quando si vuole lavorare sui mercati.

I dati sull’Australia li abbiamo già commentati ieri mattina, in quanto usciti durante la sessione asiatica di ieri, mentre è stata importante la decisione sui tassi della BoE, che li ha mantenuti invariati all’1% (e di cui le minute ci diranno tra un paio di settimane come il board vede l’economia inglese). Ancora più importante la comunicazione di aver mantenuto il programma di acquisto di asset invariato a 200 miliardi di sterline, in un periodo dove le siringhe delle Banche Centrali e delle unioni monetarie (si, lo sappiamo, c’è solo la nostra) sono pronte a far zampillare liquidità.

Dall’America arrivano dati sulle richieste di sussidi di disoccupazione, in lieve calo rispetto al dato precedente, con 421.000 applicazioni rispetto alle passate 438.000 (le attese erano per 425k) e dalla Cina arrivano buone notizie per quanto riguarda la bilancia commerciale per il mese di novembre. Il valore comunicato è stato di 22.89 miliardi di dollari, dovuto all’aumento delle esportazioni del 34.9% (anno su anno), un tasso di crescita di quest’ultime ben maggiore rispetto a quanto stimato da analisti vari (la media delle aspettative si aggira intorno a 23.6%) e sarebbe stato anche superiore se le importazioni non fossero cresciute, anch’esse in misura maggiore rispetto alle attese di 24.5%, fino ad arrivare a 37.7%.

Questo dato è importante da seguire in un momento come quello attuale, dove sappiamo che uno di quei macro-elementi che abbiamo definito su queste pagine più volte come “problemi-sovrani”, è proprio quello della debolezza controllata dello yuan cinese rispetto soprattutto al dollaro americano.

GbpUsd – grafico 240 min

La lettura della bilancia commerciale ci fa capire che l’economia cinese sta continuando ed espandersi su tutti i fronti e, anche se solitamente questo dato non è un market mover, è importante seguire i tassi di variazione di qualcosa che dipende in maniera forte dal tasso di cambio.

Altra cosa importante, sempre lato Cina, è il fatto che il governo cinese ha deciso di anticipare la pubblicazione dei dati sul CPI da settimana prossima, a questo week end, e questo è interpretato da molti analisti come una maggiore probabilità che venga rilasciato un dato superiore al 4.7% (anno su anno) atteso da molti istituti di ricerca. Una piccola parentesi, per evidenziare un problema che non viene affrontato da nessuno, ma che secondo il nostro parere può portare ad effetti gravi, è quello della svalutazione dello yuan nei confronti dell’euro.

Non dimentichiamoci che già ci troviamo in difficoltà e che la ripresa tarda ad arrivare, aggiungiamo anche i problemi dei debiti sovrani: la forza cinese che diventa sempre maggiore, già elemento di preoccupazione, farà sentire sempre di più il suo peso.

La settimana volge al termine e cerchiamo di trarre qualche spunto interessante per quest’ultima giornata.

Incominciamo dall’eurodollaro dove notiamo come la zona di supporto evidenziata ieri, 1.3180, abbia, seppur superata di qualche punto tenuto, nel complesso, e favorito un nuovo ritorno nella serata di ieri verso 1.3250, dove i prezzi si sono rilassati durante la notte sino alle prime ore di questa mattina. Nel breve il livello più interessante da osservare è dato da 1.3275 che, se rotto, potrebbe condurre i prezzi nuovamente al massimo di ieri a 1.3320.

Vediamo ora il dollaro nei confronti dello yen, dove troviamo una sostanziale parentesi di lateralità durante gli ultimi due giorni che non sposta i prezzi dal vicino e più importante livello tecnico per il cambiamento dell’evoluzione di medio-lungo periodo. Oltre all’oramai più che noto livello di 84.25 (da attendere in questo caso come chiusura giornaliera superiore) troviamo un supporto di breve a 83.50-70.

Non è riuscito ieri il cambio EurJpy a oltrepassare la resistenza chiave di 111.80: questo ha successivamente innescato un movimento ribassista che ha ricondotto i prezzi verso 110.50. Nell’immediato possiamo ipotizzare importante il livello di resistenza a 111.10 che se rotto, sulla scia magari di oscillatori stocastici scarichi osservando candele orarie, potrebbe riportarci alla prova della più importante resistenza vista sopra.

Passiamo ad osservare il cable, dove continuiamo a sostenere la teoria di una tendenza ribassista molto forte che genera un livello di resistenza dinamica piuttosto preciso. Già ieri abbiamo visto quanto i prezzi abbiamo rispettato il livello indicato dalla trendline discendente congiungente i massimi da 1.63: oggi continuiamo a utilizzare questa come una sorta di bussola (transita nelle prossime ore a 1.5815) consci del fatto che il livello potrebbe essere allargato sino a 1.5835 a causa dei due livelli statici precedenti in grado di creare un’ulteriore livello di resistenza piuttosto preciso. Sino a che questa area non verrà oltrepassata potremmo assistere in ogni momento ad un nuovo calo della sterlina.

Il cambio GbpJpy si trova ancora vicino al livello utilizzato più volte come supporto, 132. Se non dovessimo rivedere una discesa oltre il secondo livello di supporto a 131.75, nel breve, siamo portati ad ipotizzare un possibile movimento di risalita del cambio sino al massimo visto due giorni fa nei pressi di 133 figura.

È fuoriuscito a ribasso il cambio EurChf dalla figura a triangolo mostrata ieri. Questo non dovrebbe rappresentare un segnale positivo per le sorti di medio-breve. In questo caso infatti la rottura dovrebbe portare ad un indebolimento della moneta unica, anche se qualcosa è stato già visto ieri sulla rottura con una discesa di circa 70 punti in un paio d’ore. L’unico livello in grado di allontanare le pressioni ribassiste dal cambio è suggerito dalla trendline negativa superiore, coincidente con la media mobile esponenziale di lungo su un grafico orario a 1.3065.

Successivamente al balzo in avanti di ieri il dollaro australiano mantiene un buon passo. Se osserviamo infatti un grafico giornaliero ci rendiamo conto che il cambio, da qualche mese, sta seguendo una linea di supporto dinamica con un’inclinazione molto accentuata che sino alla rottura (nelle prossime giornate data nei pressi di 0.9680) dovrebbe continuare a favorire la salita del cambio. Attenzione a 0.9950-60 come livello chiave di resistenza, in grado di riaprire le porte al nuovo superamento della parità.

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