Cina: sempre più ai ferri corti con il Giappone, pronta a scalare l’Fmi

20 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Probabile cambio di “pesi” all’interno del Fondo Monetario Internazionale. Secondo quanto riportato dal quotidiano giapponese Nikkei, il Fondo sarebbe prossimo ad una modifica delle quote di partecipazione di alcune nazioni, per meglio riflettere il miglioramento della loro situazione economica.

In particolare, la Cina dovrebbe salire al 6% dal precedente 3,9%, allineandosi al Giappone. In odor di promozione anche alcuni paesi emergenti come India, Corea del Sud, Indonesia e Brasile, mentre potrebbero retrocedere alcune nazioni europee.

I cambiamenti, spiega il quotidiano, dovrebbero essere discussi nel prossimo meeting di novembre ed essere implementati a partire dal prossimo anno. Come si assegnano le “quote”?

In base ad alcune variabili quali PIL, apertura e direzione dell’economia, riserve internazionali. L’attuale classifica dei paesi che “pesano” all’interno del FMI vede al primo posto gli Stati Uniti, seguiti da Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna. Secondo il Nikkei, la Cina potrebbe presto diventare vice-leader, sorpassando l’economia nipponica.

Intanto, le prime della classe tornano tra l’altro a scontrarsi. Cina e Giappone, in contesa infatti per il secondo posto nella classifica di maggiore economia al mondo, negli ultimi tempi non riescono proprio ad andare d’amore e d’accordo, alterando la situazione geopolitica asiatica già piuttosto difficile.

Questa volta la disputa riguarda lo sfruttamento di giacimenti di gas in alcune isole del mar della Cina orientale, chiamate Diaoyu o Senkaku dai giapponesi. A far scoccare la scintilla della crisi diplomatica è stato l’arresto del capitano di un peschereccio cinese, dopo la collisione con due motovedette della Guardia costiera giapponese in pattuglia al largo delle isole controllate da Tokyo e rivendicate anche da Taiwan.

Il braccio di ferro tra i due giganti asiatici, che vede come arbitro l’America, nasconde ragioni economiche piuttosto rilevanti, visto che gli isolotti in questione sarebbero ricchi di depositi sommersi di petrolio e idrocarburi e che le due nazioni sono sempre più affamate di materie prime per sostenere la crescita economica.

La prossima settimana il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, cercherà di smorzare la tensione tra le due nazioni, incontrando separatamente il premier cinese Wen Jiabao e il premier giapponese Naoto Kan, anche se i toni tra i cinesi e gli occhi a mandorla non sembrano promettere niente di buono.