Cina, Rapporto Ice: Puntare sull’estremo Oriente

8 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

India e Cina sono i paesi su cui gli investitori italiani ed europei devono puntare. Lo afferma il ministro per il commercio estero Emma Bonino nel corso della presentazione del V rapporto dell’Ice sull’evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori.

Le imprese italiane che vogliono andare all’estero devono puntare su India e Cina. Lo sottolinea il ministro del commercio internazionale Emma Bonino nel suo intervento alla presentazione del V rapporto dell’Ice-Prometeia su “L’evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori”. “Cina e India debbono essere le destinazioni prioritarie delle nostre imprese mentre esse sono in posizioni di assoluto ritardo – evidenzia il ministro – su questi mercati, salvo qualche coraggiosa eccezione”.
Nel rapporto si evidenzia infatti che la Cina rappresenta solo l’1,7 per cento delle esportazioni italiane di manufatti. Solamente la meccanica strumentale e l’elettrotecnica hanno un peso rilevante per il nostro export, con rispettivamente il 6,3 per cento e il 3,3 per cento. Oltre il 55 per cento delle nostre esportazioni verso la Cina e’ nel comparto elettromeccanico, seguito a distanza dal sistema moda (12,6 per cento) e dalle commodity (10,4 per cento). Ancora minore risulta per le imprese italiane il peso dell’India che assorbe solo lo 0,6 per cento delle loro esportazioni di manufatti. Il Paese ha un peso superiore all’1 per cento solamente per la meccanica strumentale, elettronica e intermedi chimici. Dal punto di vista delle importazioni cinesi il peso del made in Italy risulta inferiore al 10 per cento. In India il made in Italy rappresenta circa il 14 per cento delle importazioni di manufatti e tra questi spicca il sistema moda con un peso superiore al 5 per cento.
“La quota italiana di esportazioni verso questi paesi e’ rimasta pressoche’ stabile nell’ultimo quinquennio – evidenzia la Bonino – difficoltà esistono sia per quanto attiene ai prodotti tradizionali del made in Italy sia per quanto riguarda settori a maggiore valore aggiunto. Emerge con tutta evidenza che la struttura produttiva dell’Italia, per larghissima parte basata sulla piccola e media impresa, non si adatta all’interscambio commerciale con questi paesi”. Al contrario, Germania e Francia, con la loro struttura produttiva di grandi imprese e la loro specializzazione ottengono performance di assoluto rilievo. “Questi dati ci devono spingere, dunque, ad intensificare le azioni di sostegno alle imprese e ai prodotti italiani che cercano di penetrare in questi mercati, attraverso un’azione corale del sistema italia – prosegue il ministro – ciò significa che l’attore istituzionale (governo o regioni) deve creare le condizioni di contesto adeguate a condurre le imprese in queste aree mentre spetta alle imprese poi essere protagoniste, con la loro capacità e la loro organizzazione nella conquista degli spazi più adatti in questi mercati”.
Il ministro per il commercio estero ha dunque sottolineato che le piccole e medie imprese hanno bisogno di uno specifico accompagnamento.
“Devono crescere dimensionalmente, si devono consorziare, devono disporre di supporto finanziario, devono fare affidamento su una rete commerciale robusta – insiste il ministro -, vi sono opportunita’ che si aprono in questi paesi che appaiono così lontani ma che l’Italia non può permettersi di perdere”. Le chance maggiori riguardano il made in Italy, il comparto elettromeccanico e le infrastrutture: “su queste bisogna costruire una diversa strategia di intervento, -rimarca – più integrata e basata sullo sviluppo di strutture e produttive insediate in quelle aree geografiche”. Piu’ in generale il rapporto conferma le principali previsioni che indicano il 2006 come anno di forte crescita del commercio mondiale e che offrono prospettive favorevoli anche per il prossimo biennio.
“Il tasso di crescita medio si colloca, infatti, attorno al 6 per cento (in euro correnti) – spiega la Bonino – esistono alcune preoccupazioni su possibili rallentamenti nel 2007 sia dell’economia americana sia di quella europea, ma nel complesso l’andamento mondiale continua ad essere sostenuto con un tasso di crescita del pil di circa il 5 per cento”.
Secondo le previsioni elaborate da Ice e Prometeia il commercio mondiale crescerà nel 2007 del 7 per cento per attestarsi nel 2008 intorno ad una percentuale stimata del 7,6 per cento.
r.e.