Cina, proteste di piazza contro la corruzione del governo

14 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Pechino – Gli abitanti del villaggio cinese di Wukan sembrano aver vinto la prima partita contro il governo cinese. In strada per protestare contro la corruzione dell’amministrazione locale, sono riusciti a tenere testa alla polizia che voleva interrompere la manifestazione.

La gente accusa le autorità per l’esproprio coatto di terreni agricoli al fine di costruire case ed edifici. I governi locali infatti contano per gran parte delle loro entrate dalla vendita di terreni a grandi costruttori immobiliari. Espropriare con rimborsi esigui, sottovaluti e talvolta nulli, garantisce un’importante fonte di reddito per le autorità locali.

Manifestazioni di piazza come queste sono rare ma non inesistenti nella Cina del boom capitalistico. In particolar modo, sempre più frequenti, come in questo caso, quelle che riguardano l’espropriazione di terreni.

In estate, un uomo addolorato per aver perso il suo terreno a seguito dell’espropriazione delle autorità, ha fatto saltare una bomba di fronte a un ufficio governativo a Fuzhou, per poi suicidarsi.

Nel mese di giugno dei lavoratori, dopo che la polizia aveva brutalmente torturato una venditrice ambulante incinta, hanno marciato per le strade di Zengcheng, appena a un ora da Canton, dove si trova gran parte della produzione di denim.

Questi lavoratori, che per la maggior parte vengono da altre città del paese, non vengono considerati come residenti e dunque non possono usufruire di alcuni diritti come istruzione e cure mediche.

Stando semplicemente ai numeri del governo centrale, sono circa 100.000 le persone che ogni anno dimostrano il proprio dissenso.

IL CASO WUKAN:

La città di circa 20.000 abitanti si trova nella provincia del Guangdong, a circa 4 ore di macchina dal confine con Hong Kong.

Le proteste vanno avanti ormai da settembre. Le autorità sono accusate di aver tratto profitti illeciti, dalla vendita di terreni per circa $156 milioni (1 miliardo di yuan).

Terreni venduti che sarebbero però di proprietà dei residenti, ignari dell’accordo fino a quando non sono iniziati i lavori di costruzione. Ad aggiungersi al fattore corruzione, il fatto che questi terreni sono stati utilizzati per seppellire diversi cari in passato.

Sempre verso la fine di settembre, aveva scatenato la furia degli abitanti la notizia che un giovane, torturato dalla polizia, era deceduto in ospedale in seguito alle ferite riportate.

Un ragazzo del villaggio intervistato dalla AFP, racconta che da lunedì, da quando i circa 1.000 poliziotti inviati dal governo non sono riusciti a riprendere il controllo, un gran numero di guardie hanno circondato le strade della città, impedendo a chiunque di entrare o uscire, anche all’informazione. Tagliato infatti il collegamento internet.

Impedendo l’accesso di scorte alimentari l’intento è quello di portare all’esasperazione la popolazione e a cedere. Secondo quanto dichiarano gli abitanti del paese, le riserve di cibo a disposizione sarebbero ormai sufficienti appena per 10 giorni.