Cina: Moody’s alza il rating di Pechino

27 Luglio 2007, di Redazione Wall Street Italia

La Cina ha ottenuto una promozione del merito di credito da parte di Moody’s Investors Service grazie all’eccezionale attivo dei conti con l’estero, alla tendenza favorevole del debito pubblico e ai continui progressi nel campo delle riforme economiche. Standard & Poor’s ha invece migliorato l’outlook del Paese portandolo a positivo da stabile. Il rating di S&P’s relativo alla Cina è al livello A. Il rating di Moody’s sulle emissioni a lungo termine della Repubblica popolare sale quindi di un notch ad A1 dal precedente A2, con prospettive stabili. “La posizione molto solida della bilancia dei pagamenti garantisce un isolamento dagli shock esterni e concede alle autorità margine temporale per ampliare e approfondire le riforme strutturali”, spiega in una nota Tom Byrne, senior vice president di Moody’s.
L’analista nota inoltre che gli obblighi esterni del Governo e delle banche pubbliche rappresentano una frazione delle riserve in valuta estera di Pechino per complessivi 1.330 miliardi di dollari. “Prevediamo che la posizione della bilancia dei pagamenti risulti resistente alle pressioni interne ed estere”, aggiunge l’analista.
L’upgrade al quinto livello di investment grade porta la valutazione di Moody’s un notch oltre quella delle agenzie Fitch e Standard & Poor’s, che hanno entrambe su Pechino un giudizio di A.
“La previsione positiva sul rating sovrano in Cina riflette le nostre aspettative per cui riforme durature potranno lasciar progredire la crescita economica a un ritmo elevato senza eccessive oscillazioni”, ha riferito S&P’s contestualmente al miglioramento del suo outlook sulla Cina. S&P’s ha però avvertito che un rallentamento significativo nei processi di riforma potrebbe produrre disoccupazione e pressioni sociali, che potrebbero poi indebolire il sostegno al rating cinese.
Ieri Moody’s ha migliorato la propria valutazione anche su Hong Kong e Macao. Per Tim Condon di Ing Financial la decisione di ieri non coglie i mercati di sorpresa. “Lo spread sui titoli governativi è già molto stretto, quanto alle obbligazioni corporate ad alto rendimento l’upgrade del rating sovrano avrà certamente un impatto positivo ma non un effetto significativo”, spiega.