Cina: Le banche possono comprare azioni estere

14 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

La Cina permetterà alle banche del Paese di acquistare azioni all’estero, con una mossa che potrebbe dirottare per la prima volta parte dei 35mila miliardi di yuan (3.381 miliardi di euro) di risparmi delle famiglie cinesi sulle Borse internazionali. Lo rivela Bloomberg News.
Le banche commerciali cinesi potranno investire all’estero fino a metà delle risorse amministrate nell’ambito del cosiddetto programma “Qualified domestic institutional investors”, o Qdii, ha reso noto l’Authority di settore in una nota pubblicata sul suo sito web. I risparmiatori dovranno fare un investimento minimo di 300mila yuan (circa 29mila euro) per acquistare i prodotti in questione, ha specificato l’Authority. “Alcuni investitori locali potrebbero scegliere di investire in azioni di tipo H” a Hong Kong, ha detto Zhao Zifeng, che gestisce l’equivalente di 820 milioni di euro presso China International Fund Management Co. a Shanghai. “Era da molto tempo che il Governo lavorava all’ampliamento dei limiti per gli investimenti del Qdii”, aggiunge.
Il Governo cinese vuole che investitori e risparmiatori locali spendano più denaro all’estero per raffreddare la crescita di riserve in valuta, che hanno raggiunto l’equivalente di 1.200 miliardi di dollari, le più cospicue al mondo. “Il Governo allenta le restrizioni sui capitali, perché la Banca centrale non vuole essere l’unica alle prese con l’inondazione di valuta che arriva”, ha detto Tao Dong, economista di Credit Suisse. “Il Qdii è stato introdotto per prosciugare parte dell’eccesso di liquidità nel sistema”, sottolinea.
Intanto l’Authority che vigila sulle Borse cinesi annuncia una serie di provvedimenti per raffreddare la speculazione e, tra questi, anche la sospensione di titoli oggetto di importanti movimenti inspiegabili. La speculazione ha alimentato un forte balzo della Borsa cinese, cresciuta quest’anno di tre volte in valore e il fenomeno è caduto sotto la lente persino del Governo cinese, che a febbraio ha istituito una speciale task force per mettere un freno agli illeciti in Borsa. La manipolazione del mercato azionario ha sostituito la falsificazione degli utili nei libri contabili come principale violazione delle norme di mercato, afferma la China Securities Regulatory Commission, la locale commissione di Borsa, in una nota sul suo sito web.
“Il mercato potrebbe interpretare questo come un provvedimento per raffreddare gli animi e forse questo fa parte dell’intento”, commenta Howard Wang, di Jf Asset Management a Hong Kong, con 4 miliardi di dollari investiti in Cina. “Più controlli si devono introdurre per creare un campo di gioco uguali per tutti e meglio è.” L’indice Csi 300, che segue le azioni A denominate in yuan quotate sulle due Borse cinesi, ha segnato un balzo del 70 per cento da inizio anno al 27 aprile scorso, triplicando in valore nell’arco degli ultimi dodici mesi, periodo in cui si sono affacciati sul mercato collocamenti azionari per 24,4 miliardi di dollari.
La volatilità dei prezzi dell’indice Csi 300 supera in media di 9 punti percentuali quella dell’indice Hang Seng China Enterprises, che segue le società cinesi quotate a Hong Kong, in base all’andamento degli ultimi cento giorni. “Le Borse sospenderanno immediatamente l’attività intraday sui titoli sino a quando le società non avranno fornito sufficienti chiarimenti o reso pubbliche informazioni sensibili”, dice la nota della Commissione. Le nuove norme si occupano anche di insider trading, rendendo più difficile ottenere l’autorizzazione per acquisizioni e fusioni per le aziende che risultano coinvolte, dice la nota. La Cina impone già una soglia massima del 10 per cento alle oscillazioni di prezzo nel corso di una seduta, ma finora non era prevista la sospensione degli scambi una volta che tale soglia venisse raggiunta.