Mercati

Cina, Lanna: Ora dobbiamo invertire l’invasione

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

«L’Italia deve diventare Paese investitore, oltre che esportatore. In questo modo si radica la presenza delle imprese nel più grande mercato mondiale e si può invertire l’invasione: i prodotti italiani possono andare alla conquista della Cina»: Giancarlo Lanna, presidente di Simest (società italiana per le imprese all’estero), partecipa alla missione istituzionale in Cina con il Governo italiano e affianca il ministro per il Commercio con l’estero Emma Bonino. Oltre alla missione governativa, domani prende il via anche quella promossa dalla Regione Campania per favorire l’export dei prodotti locali e creare contatti con gli investitori cinesi.

Domanda. Presidente, pronti per la partenza per la missione in Cina?
Risposta. Si, tutto pronto. Domani (oggi, per chi legge) prende il via una missione delicata e articolata su più livelli che il Governo italiano promuove per far conoscere meglio la Cina agli imprenditori e aumentare i contatti bilaterali.
D. Quali gli obiettivi della missione?
R. Vogliamo creare nuovi sbocchi per i prodotti di qualità del Made in Italy e vogliamo incoraggiare la presenza delle imprese italiane su un mercato immenso di circa un miliardo di persone. Dobbiamo capire che la Cina non è una minaccia per l’economia italiana: rappresenta una grande opportunità e le imprese non devono sottovalutare questo aspetto.
D. Come cogliere questa opportunità?
R. Innanzitutto non dobbiamo perdere tempo. Le imprese e tutto il sistema Italia in generale deve essere pronto a promuovere nuovi investimenti nel paese della Grande muraglia. I nostri concorrenti europei, americani ma anche asiatici sono già molto avanti. Dobbiamo metterci al passo e intercettare tutte le opportunità che questo paese offre.
D. Il ministro Emma Bonino chiede agli imprenditori italiani di avere più coraggio e promuovere nuovi investimenti per conquistare il mercato cinese. Lei cosa ne pensa?
R. Dal nostro osservatorio privilegiato abbiamo notato che la Cina sta diventando il primo Paese per investimenti da parte degli imprenditori italiani. L’asse degli investimenti, quindi, si sposta dalla Romania alla Cina. Questo è un ottimo inizio. Ora, però, le imprese devono fare di più. Simest mette a loro disposizione anche uno strumento di venture capital?
D. In cosa consiste?
R. E’ un fondo con il quale Simest entra fino al 49 per cento nel capitale delle imprese che decidono di esportare proprio in Cina. Offre, quindi, un supporto alle aziende che promuovono l’export.
D. Quali sono i settori di maggior interesse per le imprese italiane?
R. Arredamento, macchine utensili, abbigliamento: insomma, i settori di tradizionale eccellenza del Belpaese. Un segnale positivo arriva anche dall’agroalimentare. I cinesi sembrano cominciare a apprezzare molto le produzioni tipiche.
D. Cosa si aspetta da questa missione?
R. La mia aspettativa è molto positiva: mi auguro che aumenti il numero di imprese italiane che investono in Cina; che cresca il numero di contatti e aumentino le collaborazioni e le joint venture.
D. Insomma, l’Italia deve invertire l’invasione?
R. Certo. Le aziende italiane devono invadere la Cina, coglierne le opportunità e non farsi sfuggire questa grande occasione per fare affari. Dobbiamo diventare da paese esportatore a paese investitore: solo così aumenterà l’interscambio.
di Angelo Vaccariello