Cina: interscambio con l’Italia raddoppiato

26 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Tra il 2000 e 2005 il valore dei flussi di interscambio commerciale dell’Italia con la Cina raddoppia all’incirca, con aumenti pari al 101,1 per cento per le importazioni e al 93,5 per cento per le esportazioni. Lo rileva l’Istat, secondo cui il passivo commerciale negli ultimi tre anni si amplia nettamente , risultando pari, nel 2005, a meno 9.526 milioni di euro. In termini normalizzati questo valore rappresenta il 50,8 per cento dell’interscambio complessivo tra Italia e Cina.
Negli ultimi cinque anni la quota di vendite italiane in Cina sul totale delle esportazioni del nostro Paese passa dallo 0,9 per cento all’1,6 per cento (dal 2,3 per cento al 3,8 per cento considerando i soli Paesi extra Ue). Tuttavia, considerando il valore delle esportazioni italiane per Paese di destinazione, nel 2005 la Cina si posiziona solo al sesto posto nell’ambito dei Paesi extra-europei (nono posto nel 2000) e al sedicesimo posto a livello mondiale (dal ventiduesimo posto nella graduatoria dei paesi nel 2000).
Tra il 2000 e il 2005 la composizione settoriale delle importazioni e delle esportazioni registra in alcuni casi notevoli modificazioni e, complessivamente, l’intensità del cambiamento della struttura delle importazioni è circa tre volte superiore a quella delle esportazioni.
Dal lato delle importazioni, nel 2005 il comparto maggiormente rappresentativo è quello dei prodotti dell’industria tessile e dell’abbigliamento, con una quota sul totale degli acquisti dell’Italia dalla Cina del 21,8 per cento (21 per cento nel 2000). Segue il settore degli apparecchi elettrici e di precisione (21,4 per cento nel 2005 e 20,1 per cento nel 2000) e quello delle macchine e apparecchi meccanici (12,2 per cento, rispetto all’8,5 per cento nel 2000).
Il confronto fra il 2000 e il 2005 evidenzia che tra i comparti che mostrano i maggiori aumenti nel loro peso relativo spicca quello delle macchine e apparecchi meccanici (più 3,7 per cento), dei metalli e prodotti in metallo (più 1,7 per cento), degli apparecchi elettrici e di precisione (più 1,3 per cento). In flessione le quote degli altri prodotti dell’industria manifatturiera (meno 3,9 per cento), dei prodotti dell’agricoltura e della pesca (meno 1,8 per cento) e dei prodotti alimentari, bevande e tabacco (meno 1,1 per cento).
Dal lato delle esportazioni la struttura settoriale appare molto più concentrata. Nel 2005 il settore delle macchine e apparecchi meccanici realizza il 43,5 per cento delle vendite all’estero dell’Italia verso la Cina (46 per cento nel 2000); al secondo posto il comparto dei prodotti in metallo (13,4 per cento nel 2005 e 3,7 per cento nel 2000), seguito dagli apparecchi elettrici e di precisione (13,1 per cento, dal 13,6 per cento nel 2000). Questi tre settori assorbono complessivamente, nel 2005, il 70 per cento delle vendite complessive verso la Cina (nel 2000 la loro incidenza è pari al 63,3 per cento).
Tra i settori in forte crescita spicca quello dei metalli e prodotti in metallo, mentre risultano in calo le quote realizzate dai prodotti tessili e dell’abbigliamento (dal 5,7 per cento al 5,5 per cento) e soprattutto dal cuoio e prodotti in cuoio (dal 6,7 per cento al 4,5 per cento).
Tra i prodotti italiani maggiormente esportati in Cina, va rilevato che ce ne sono dodici che complessivamente rappresentano il 46,7 per cento dell’export dell’Italia verso la Cina (43 per cento nel 2000). Al primo posto nel 2005 le macchine per la lavorazione delle materie plastiche e della gomma, che coprono il 7,5 per cento delle esportazioni italiane verso la Cina (la quota è pari al 10,9 per cento nel 2000); seguono le macchine per le industrie tessili, per cucire e per maglieria, con una quota del 6,9 per cento (8,7 per cento nel 2000); al terzo posto si trovano i prodotti siderurgici, con una quota del 5,1 per cento, in notevole crescita rispetto a quella registrata nel 2000 (0,9 per cento).
In questo contesto, largamente caratterizzato dalla prevalenza di beni di investimento, è da rilevare anche la presenza dei gioielli e articoli di oreficeria di metalli preziosi o rivestiti di metalli preziosi. Tuttavia il loro peso relativo scende dal 3,7 per cento del 2000 al 2,4 per cento del 2005, arretrando dal quarto all’undicesimo posto nella graduatoria dei prodotti italiani maggiormente esportati in Cina.
Le tendenze dell’interscambio commerciale dell’Italia con la Cina risentono anche di fattori legati alle dinamiche di prezzo, sia all’importazione sia all’esportazione, in un periodo di euro forte.