Cina: Inflazione, tassi più elevati dal 17 marzo

20 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, afferma ieri di non essere preoccupato del livello attuale dell’inflazione nel suo Paese, ma della tendenza che sta seguendo. “Ci preoccupiamo del trend dell’inflazione, ma non del livello attuale dell’inflazione”, spiega ai giornalisti durante una conferenza dell’Inter-american development bank. La crescita annuale dell’indice dei prezzi al consumo accelera al 2,7 per cento a febbraio dal 2,2 per cento in gennaio. La scorsa settimana Zhou dice che l’inflazione cinese sta correndo troppo e che la Banca centrale ha allo studio seriamente cosa fare al riguardo. Sabato scorso l’Istituto di Pechino alza i tassi di interesse per la terza volta in meno di un anno, aumentandoli dello 0,27 per cento. Il tasso sui depositi a un anno passa al 2,79 per cento dal 2,52 per cento, mentre il tasso sui prestiti a un anno sale al 6,39 per cento dal 6,12 per cento. Nel 2006 l’economia cinese cresce del 10,7 per cento, al ritmo più alto da oltre dieci anni. Nei primi due mesi dell’anno la produzione industriale in Cina cresce del 18,5 per cento su base annua, contro le attese dei mercati che indicavano un progresso del 15,5 per cento. Si tratta dell’incremento più elevato da giugno 2006, dopo il più 14,7 per cento di dicembre e il più 16,2 per cento dei primi due mesi del 2006. Il dato, comunicato dal Governo, è in linea con le cifre rilasciate nei giorni scorsi che mostrano una crescita dei prestiti bancari e monetaria a febbraio, oltre al balzo del 50 per cento delle esportazioni rispetto a un anno fa. “La crescita robusta della produzione industriale – spiegano gli analisti di Goldman Sachs – suggerisce che l’economia è rimbalzata fortemente rispetto al rallentamento indotto con la politica nel terzo trimestre del 2006”. Intanto da uno studio dell’Ibm, che definisce mass market la combinazione di alcune piccole cittadine emergenti che stanno dimostrando un potenziale di sviluppo molto veloce e che rappresentano circa il 40 per cento della popolazione cinese urbana (234 milioni), emerge che le multinazionali devono sviluppare strategie concentrate sui mass market cinesi piuttosto che sulle principali città dove la concorrenza è più accesa e il potenziale di mercato sta raggiungendo uno stadio di maturazione. L’Institute for Business Value di Ibm, in collaborazione con l’Economist Intelligence Unit, intervista per questa indagine i dirigenti di oltre 180 aziende multinazionali presenti in Cina e operanti in quattro settori chiave (elettronica, automobile, beni di largo consumo e retail). Ibm interpella, inoltre, 50 executive cinesi e internazionali con esperienza di attività front-line in Cina e segmenta oltre 650 città in sei gruppi caratterizzati da vari parametri demografici ed economici come numero di abitanti, reddito medio pro capite e Pil.