Cina: Fondo di investimenti, varo vicino.

28 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

Importante passo in avanti della Cina in direzione del varo di un nuovo fondo cui saranno destinati da investire in diverse attività ovunque nel mondo 200 miliardi di dollari delle riserve in valuta estera pari a 1.200 miliardi.
Ancora allo stadio embrionale, l’agenzia ha già investito 3 miliardi per una quota del 10 per cento del capitale Blackstone, gruppo Usa di private equity, seguendo la nuova strategia di Pechino alla ricerca di rendimenti più elevati da investimenti a maggior rischio.
La commissione permanente del Parlamento, dice l’agenzia stampa governativa Xinhua, ha iniziato a esaminare una proposta che autorizzerebbe il minstero delle Finanze a emettere appositi titoli di Stato per 1.550 miliardi di yuan (203,5 miliardi di dollari) per l’acquisto di valuta estera per un importo di circa 200 miliardi da destinare alla nascita della nuova agenzia.
Proposta dal consiglio di Stato, il Consiglio dei ministri, la misura riceverà quasi sicuramente il benestare del Parlamento.
Sempre secondo Xinhua, le nuove obbligazioni avranno scadenza non inferiore a dieci anni e un rendimento determinato dalle condizioni di mercato, senza però specificare se i titoli verranno emessi direttamente dalla Banca centrale, che controlla le riserve in valuta estera, o venduti sul mercato interno grazie alle entrate utilizzate per acquistare valuta estera dalla Banca popolare.
Pechino investe al momento il grosso delle riserve in titoli di Stato Usa a elevata sicurezza, ma rendimento relativamente contenuto.
Ancora priva di nome, la nuova agenzia potrebbe essere costruita sul modello del fondo statale per gli investimenti di Singapore, con l’obiettivo di acquistare partecipazioni in società quotate in tutto il mondo e investire anche nel settore immobiliare e in quello del private equity.
I fondi di investimento gestiti dai governi amministrano circa 2.500 miliardi di dollari di liquidità, più dell’ammontare in portafoglio ai fondi hedge.
La nuova agenzia cinese diventerà uno dei maggiori protagonisti del settore, da qualche tempo guardato con particolare attenzione dai Paesi più industrializzati le cui attività potrebbero trovarsi sulla lista della spesa dei nuovi soggetti.
Clay Lowery, facente funzioni di vice-segretario al Tesoro Usa per gli affari internazionali, ha chiesto la settimana scorsa al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale di redigere una bozza di guida best-practice per monitorare la politica di investimento dei fondi della categoria.
Intanto a partire dal prossimo 1° luglio la Cina abolirà o ridurrà i rimborsi fiscali su oltre duemila prodotti che vengono esportati, compresi alcuni derivati dell’acciaio e prodotti metalliferi insieme ad alcuni manufatti tessili, calzature e altri prodotti manifatturieri. La misura ha lo scopo di contribuire alla riduzione dell’attivo della bilancia commerciale, secondo quanto comunica il ministero delle Finanze. “L’aggiustamento della politica dei rimborsi fiscali sulle esportazioni rappresenta un importante contributo ai provvedimenti miranti a frenare la crescita delle esportazioni e sanare il problema dell’eccessivo avanzo commerciale”, dice il comunicato del dicastero. Per la maggioranza dei prodotti, a eccezione di imbarcazioni e altra attrezzatura da costruzione, non verrà concesso un periodo di grazia, dal momento che i precedenti periodi di grazia sui cambiamenti della politica di esportazione sono risultati in molti casi in contratti di export fraudolenti, spiega il ministero. Dal dicastero non sono arrivati dettagli sui nuovi livelli di rimborso fiscale.