Cina: fondi in fuga

14 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – I ribassisti stanno maltrattando i mercati globali e gli operatori di Borsa stanno assistendo a una massiccia fuga dei fondi dalla Cina. Ormai è chiaro a tutti che la seconda economia mondiale subirà una brusca frenata.

Nei primi due mesi dell’anno, investimenti, vendite al dettaglio e produzione sono scesi sui minimi da qualche anno a questa parte. Una performance inaspettatamente debole che alimenta lo spettro di un più profondo rallentamento del paese.

Una serie di banche, in prima linea JP Morgan e Bank of America, ha rivisto al ribasso le previsioni della crescita cinese al 7,2% da un range compreso tra il 7,4 e il 7,6%.

Un’altra notizia che ha messo in subbuglio i mercati nella notte è stata la decisione della banca centrale cinese di interrompere alcuni tipi di pagamento elettronici.

Ad essere state bloccate sono le operazioni effettuate con le carte di credito virtuali di Alipay e Tencent. I titoli di quest’ultima sono in calo di oltre il 5%, mentre China CITIC viene tartassata dalla vendite e sospesa più volte per eccesso di ribasso.

Anche Yahoo perde quota nel preborsa: Alipay è infatti uno dei servizi di punta di Alibaba, che a sua volta è controllata al 24% dal gruppo americano.

“Non c’è più dubbio che l’economia cinese attraverserà un rallentamento strutturale”, ha dichiarato a Bloomberg Matthew Sherwood. “Gli investitori stanno esprimendo la loro frustrazione vendendo titoli azionari e riducendo la loro esposizione dopo un rally molto buono che si è protratto per sei settimane”.

È aperta la caccia agli asset rifugio, come oro, yen e bond governativi meno rischiosi, tra cui i Treasuries Usa.

Nel frattempo in Europa l’Ucraina è vicina al fallimento. Ben un miliardo di prestiti sono a rischio: con ogni probabilità le linee di credito promesse non saranno approvate nelle prossime settimane.

Le nuove autorità ucraine puntano a ricevere un pacchetto di aiuti da 15 miliardi di dollari dal FMI, con cui poter “rimpiazzare” quello promesso dalla Russia e poi sospeso con lo spodestamento di Viktor Yanukovich e la svolta filo-occidentale a Kiev.

I contabili ucraini si trovano davanti una montagna di pagamenti da rimborsare. E i prezzi di gas saranno molto alti per i prossimi due anni.

Risultato delle tensioni: il tasso legato ai credit default swaps a cinque anni della Russia è salito di 11 punti base, avvicinandosi all’area di 248 punti base. Il debito sovrano russo denominato in dollari, con scadenza 2043, ha ceduto 1,4 punti a quota 94,255, il minimo da settembre 2013.