CINA: ECCO PERCHE’ CI VUOLE UN VERO MERCATO DEI BOND

22 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Jim O’Neill ha messo in guardia sui rischi di una rivalutazione dello yuan cinese. E non e’ il solo. “Qualcosa bolle in pentola” ha detto a Bloomberg il chief economist di Goldman Sachs. Allacciate le cinture, sembra voler dire, perche’ “potrebbe accadere da un momento all’altro”.

Il maggiore incremento dei prezzi della valuta cinese in quasi cinque anni allenterebbe le pressioni su un’economia che molti ritengono capace di crescere oltre l’11% quest’anno.

I rischi di un surriscaldamento abbondano e gli sforzi per ridurre le attivita’ di prestito non stanno dando i frutti sperati. Nella lotta all’inflazione, Pechino sta scoprendo che dovra’ servirsi di uno, anzi piu’, alter-ego locali di Bill Gross.

Molto presto la Cina diventera’ la seconda maggiore economia mondiale, ma la sua carenza di un ampio e sviluppato mercato obbligazionario potrebbe rivelarsi una mancanza cruciale, tale da comprometterne la crescita.

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Pechino continua a puntare sull’imposizione di strette creditizie, ma lo sta facendo senza l’apporto di una struttura di investitori e broker che possano contribuire a trasmettere le misure di politica monetaria anche all’economia generale.

E’ qui che l’assenza di un Gross di turno, gestore del maggiore fondo obbligazionario al mondo, si fa sentire. Quando la banca centrale cinese alza i tassi di interesse, la mancanza di un mercato secondario sofisticato spesso finisce per diminuire l’efficacia di tali misure. In un certo senso, al contrario degli Usa, l’istituto centrale non puo’ fare affidamento su gente in grado di influenzare le condizioni monetarie.

Per il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke alterare i livelli dei tassi guida non ha molto significato se i bond dealers di New York, Londra e Tokyo non agiscono di conseguenza nel mercato secondario. E’ l’effetto molteplice che rende le decisioni di politica monetaria cosi’ decisive. La Cina questo vantaggio non ce l’ha.

E’ innegabile che Pechino abbia fatto dei progressi negli ultimi anni. Nell’aprile del 2008 il governo ha reso alle aziende molto piu’ facile vendere debito con scadenza a tre/cinque anni. Ha ridotto la dipendenza esagerata dai prestiti bancari, diminuendo i rischi per il sistema finanziario.

Secondo strategist come Frances Cheung di Standard Chartered Plc, l’iniziativa ha rappresentato una pietra miliare. Da allora l’emissione di bond societari e’ cresciuta nettamente.

Il governo sta aumentando gli sforzi volti alla creazione di una curva dei rendimenti, emettendo bond anche quando non ha bisogno di nuova liquidita’ per aiutare i mercati. Quest’anno le vendite di obbligazioni potrebbero registrare un incremento notevole, a 9 mila miliardi di yuan ($1.300 miliardi) dai 4.900 miliardi di yuan di un anno fa.

Il mese scorso poi il processo di internazionalizzazione dei mercati cinesi ha fatto una svolta. Il governo ha infatti approvato operazioni come vendite short, futures sugli indici azionari e attivita’ di trading ai limiti della legalita’, come gli investimenti sui margini (ovvero prendere in prestito soldi dai broker per comprare un determinato titolo). Non male.

Detto questo, tuttavia, la banca centrale cinese rimane paralizzata della poca profondita’ del mercato secondario. Un mercato piu’ liquido sarebbe vitale per assorbire lo shock inflativo in tempi di crisi e offrirebbe agli investitori segnali importanti sull’outlook del Paese.

Adesso che le enormi quantita’ di capitale possono essere spostate in tutto il mondo con un semplice gesto della mano, un mercato obbligazionario efficiente e’ piu’ importanti che mai. Allo stesso modo lo e’ avere un gruppo di acquirenti di bond influenti, conosciuti a livello globale, che possano mandare un messaggio al governo, facendogli chiaramente capire quando le politiche monetarie sono ritenute sbagliate. Come? semplicemente facendo sentire la propria voce o vendendo a piene mani il debito.

E’ evidente che una moneta piu’ forte toglierebbe molte pressioni di dosso dalla Cina, impegnata ad elevare il suo livello di gioco sul mercato obbligazionario. Non solo, terrebbe a bada l’inflazione, ma ridurrebbe le sfrenate attivita’ di speculazione sui mercati.

Pechino ha pero’ bisogno di un approccio diversificato se vuole mettere un freno alla rapida espansione economica e impedire lo scoppio delle bolle di asset che pendono come una spada di damocle sul dragone cinese.

I decreti amministrativi per ridurre la creazione di credito alla lunga non saranno sufficienti. Costruire un mercato obbligazionario ben funzionante con un organico di giocatori del calibro di Gross e’ piu’ importante, anzi fondamentale.