Cina, la fine dello shopping sfrenato all’estero

12 Maggio 2017, di Alessandra Caparello

PECHINO (WSI) – Lo shopping sfrenato della Cina nei confronti di società estere sta volgendo al termine. Dopo aver rastrellato in giro per il mondo spendendo una cifra da capogiro, circa 246 miliardi di dollari, per garantirsi numerose acquisizioni all’estero, anche in Italia, gli imprenditori di Pechino tirano un freno.

Nei primi quattro mesi del 2017 gli acquisti transfrontalieri della Cina sono calati di ben il 67 per cento, il dato più alto mai toccato prima, come rende noto Bloomberg, che ha effettuato i calcoli. È l’effetto delle misure restrittive delle autorità di controllo, il cui obiettivo è quello di ridurre i rischi e trattenere denaro per gli affari in patria.

Secondo gli analisti è difficile che vi siano segnali di rimbalzo visto che i regolatori cinesi hanno reso difficile spostare denaro all’estero e hanno introdotto controlli più severi. Obiettivo è quello di far frenare l’uscita di denaro dalla nazione. La moneta cinese negli ultimi mesi si è mostrata particolarmente fiacca  soprattutto rispetto al dollaro statunitense e mantenere tali dollari d’investimento in Cina aiuta a garantire la moneta locale.

Un altro motivo delle restrizioni decise dal governo cinese risiede nel numero di fallimenti che si sono verificati negli investimenti fatti fuori dalla nazione. Da qui nasce la diffidenza delle controparti estere che mettono a rischio non solo investimenti futuri, ma anche offerte di acquisizioni in corso.

Un esempio fra tutto quello dell’azienda cinese Shandong Tyan Home Co. Che ha incolpato le misure di controllo dei capitali, imposti dalla Cina, in merito all’acquisizione di una quota della Barrick Gold Corp. Le trattative sono state interrotte a marzo dopo che, come sostengono fonti vicine alla vicenda, la Shandong Tyan Home Co.  ha avuto difficoltà a spostare soldi fuori dalla Cina.

I venditori stranieri si sono così allarmati e alcuni stanno costringendo i cinesi a pagare penalità molto alte qualora le offerte di acquisizioni non dovessero andare a buon fine, mentre altri stanno rinunciando alle offerte presentate da Pechino a favore di altre anche a prezzo più basso.