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Cina: cambi, riforma senza rivalutazione yuan

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Il primo ministro cinese, Wen Jiabao, ribadisce l’impegno di Pechino a proseguire nelle riforme volte ad aumentare la flessibilità del cambio e a permetterne la determinazione da parte delle forze di mercato, ma esclude l’ipotesi di una nuova rivalutazione. Il ritmo di apprezzamento dello yuan si è nelle ultime settimane intensificato grazie alla crescente percezione del consensus di una parte delle autorità e del mondo accademico che la Cina sia in grado di tollerare un cambio più forte per ribilanciare l’economia. “Continueremo ad approfondire la riforma del meccanismo che regola il cambio del renminbi: significa che l’oscillazione della valuta verrà determinata principalmente da domanda e offerta e l’intervallo di fluttuazione sarà gradualmente ampliato”, dice Wen alla stampa. Pechino vara il 21 luglio dell’anno scorso una rivalutazione del cambio pari al 2,1 per cento contro dollaro, disancorando allo stesso tempo la valuta dal cambio fisso sul biglietto verde in essere da dieci anni e permettendo alla divisa di oscillare all’interno di un range determinato. Secondo il premier cinese le oscillazioni giornaliere della valuta all’interno del nuovo regime indicano che non è necessaria una nuova rivalutazione una-tantum. “Non ci saranno dunque nuovi aggiustamenti a sorpresa nel tasso di cambio del renminbi”, dice. Le dichiarazioni odierne del premier vanno nella stessa direzione di quelle del marzo scorso, in cui Wen avverte che lo yuan non avrebbe più sorpreso i mercati. La valuta cinese si apprezza nei giorni scorsi fino a 7,9367 contro dollaro, massimo dalla rivalutazione dell’estate scorsa rispetto a cui l’apprezzamento raggiunge finora il 2,18 per cento. A parere di molti economisti la divisa asiatica resta sottovalutata e un più rapido apprezzamento del cambio aiuterebbe Pechino a ridurre il forte avanzo della bilancia dei pagamenti, fonte di eccesso di liquidità che aumenta i timori di un surriscaldamento dell’economia. Le autorità cinesi continuano invece ad appellarsi alla necessità di procedere per gradia alla riforma del regime di cambio. Intanto il fondo di investimenti cinese Huaan Fund Management avrebbe individuato in 500 milioni di dollari la quota rivolta al mercato straniero, all’interno del programma lanciato dal Governo della Cina e denominato “Qualified domestic institutional investor”. Lo scrive pochi giorni fa il quotidiano China Securities, dopo che il mese scorso Huaan è il primo gestore di fondi del proprio Paese a ricevere l’approvazione per investire all’estero. In quell’occasione, tuttavia, non viene specificata la quota destinata all’iniziativa. La Banca centrale cinese e l’autorità regolatrice annunciano in aprile le norme che avrebbero definito il programma, mettendo le basi per gli investimenti all’estero da parte delle istituzioni finanziarie.