Cina: braccio di ferro tra controlli capitali e banche clandestine

20 Novembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – La Cina ha annunciato di essere riuscita a scoprire e smantellare la rete più grande di banche clandestine operative nel suo territorio. Gli istituti gestivano transazioni illegali sui mercati esteri per un valore di 410 miliardi di yuan, l’equivalente di $64 miliardi. Più di 370 persone tra gli arrestati e i rinviati a giudizio, stando ai funzionari della polizia, che hanno riferito che la base operativa della rete era situata nella provincia di Zhejiang.

Con questo ultimo blitz delle forze dell’ordine, il valore totale delle attività di riciclaggio di denaro sporco e delle banche clandestine sale a 800 miliardi di yuan dallo scorso aprile, secondo il quotidiano People’s Daily . Le indagini sono iniziate a settembre dello scorso anno e la polizia ha impiegato circa un anno per scoprire le operazioni illegali tra più di 1,3 milioni di transazioni sospette, come ammesso dall’agenzia di stampa Xinhua.

Congelati più di 3.000 conti bancari. Prosegue dunque l’attività della Cina volta a combattere la corruzione e a controllare i capitali, evitandone soprattutto la fuga. Da segnalare che ai cittadini cinesi è vietato convertire in valuta estera una somma superiore all’equivalente di $50.000 in yuan all’anno.

I flussi di capitali in uscita non sono saliti però soltanto per i movimenti con cui le organizzazioni criminali hanno trasferito all’estero i loro fondi; un altro motivo è il tentativo di cittadini normali di spostare i loro soldi all’estero, in quanto sono preoccupati sia per l’outlook dell’economia cinese che per la possibilità che lo yuan si deprezzi. Effetto collaterale non di poco conto della maxi svalutazione della moneta, che Pechino ha lanciato a sorpresa ad agosto, sconvolgendo i mercati globali e dunque incitando suo malgrado i cittadini a cercare soluzioni per proteggersi contro uno yuan debole. Xi Junyang, professore di finanza presso Shanghai University of Finance & Economics, ha riferito a Bloomberg:

“Il governo vuole frenare i flussi in uscita e stabilizzare il tasso di cambio dello yuan, ma i flussi in uscita non potranno essere fermati, almeno fino a quando cambieranno le aspettative dei cinesi sul deprezzamento dello yuan. Oltre alle operazioni bancarie illegali, molti soldi stanno lasciando il paese in modo legale”.