Cina: Borsa Shanghai si indaga su irregolarità

6 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

La Borsa cinese continua a mietere record su record, al punto che ieri il massimo storico del mercato azionario è stato ritoccato per la quarta volta di fila. A spingere all’insù le quotazioni ci hanno pensato sopratutto i titoli delle compagnie aeree, incoraggiati dal ribasso del prezzo del petrolio.
L’indice che fa da benchmark, cioè da riferimento principale, il Csi 300 (che ha sostituito lo Shanghai e Shenzen 300), ha registrato un progresso dell’1,1 per cento a 2.945,04 punti. Fra i singoli titoli, Air China, la maggiore compagnia aerea cinese, ha segnato un rialzo dell’1,7 per cento a 8,38 yuan, mentre China Eastern Airlines, la terza compagnia per consistenza della flotta, è salita del 4 per cento a 5,42 yuan. A sua volta l’indice Shangai Composite è avanzato dello 0,8 per cento a 3.319,14 punti. L’ altro indice di riferimento del mercato azionario cinese, lo Shenzen Composite, ha guadagnato invece l’1,4 per cento a 876,84 punti.
La Borsa cinese sembra così essersi lasciata completamente alle spalle il crollo del 27 febbraio scorso, quando il listino ha accusato il ribasso maggiore da dieci anni a questa parte, innescando a catena una crisi di tutte le maggiori Borse mondiali.
Proprio nella giornata in cui gli indici di Borsa volano a nuovi massimi storici, gli organi di vigilanza sul mercato azionario cinese hanno aperto un’inchiesta sul conto di Zhejiang Hangxiao Steel, produttore di acciaio la cui quotazione nel giro di tre mesi è addirittura triplicata. Dopo la comunicazione relativa all’avvio dell’ indagine il titolo peraltro è sceso in Borsa di 1,48 yuan, a 12,41 yuan, pur restando entro il limite massimo di oscillazione del 10 per cento giornaliero. Gli organi di controllo stanno indagando su possibili irregolarità, allo scopo più in generale di tenere sotto controllo le anomalie di un mercato azionario la cui crescita poderosa spesso è dovuta appunto a irregolarità. La Borsa cinese, del resto, dopo aver toccato i minimi da otto anni nel luglio del 2005 ha più che triplicato la sua patrimonializzazione. Hangxiao Steel ha un valore di mercato di meno di 400 milioni di dollari e il 13 marzo scorso ha reso noto di essersi aggiudicata una commessa per la fornitura di acciaio in Angola pari a circa 4,5 miliardi di dollari, vale a dire cinque volte il controvalore del totale dell’export cinese nel Paese africano. Il valore della commessa angolana è inoltre pari a 23 volte i ricavi di Hangxiao del 2005.
In Cina si sono verificati in passato diversi scandali finanziari, oltre che casi di manipolazione dei prezzi e di default di società di brokeraggio, che peraltro hanno contribuito al forte rialzo degli indici di Borsa. Il 26 febbraio scorso le autorità di Pechino si sono impegnate ad adottare restrizioni severe contro le attività finanziarie illegali; il giorno successivo si è verificata la caduta più consistente degli indici da dieci anni a questa parte, una crisi che si è allargata a macchia d’olio alle maggiori piazze borsistiche internazionali.
Intanto la Banca centrale cinese ieri ha annunciato di aver aumentato l’ammontare che le banche devono detenere nelle riserve per la sesta volta dal giugno 2006. L’aumento di 0,5 punti percentuali porta la percentuale che le grandi banche devono detenere a riserva al 10,5 per cento. La misura diventerà effettiva il prossimo 16 aprile, dice la Banca del Popolo di Cina nel proprio sito Internet (www.pbc.gov.cn).
a. d. r.