Chi si sbaglia, mercati o la Fed? Lo scopriremo in settimana

5 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Gli investitori preferiscono concentrarsi sullo scenario a lungo termine e sul tempismo e il ritmo con il quale la Federal Reserve apporterà nuove strette monetarie quest’anno. Il presidente della Fed di San Francisco, membro con diritto di voto fino all’anno scorso, ha pronosticato tra i tre e i cinque rialzi dei tassi nel 2016.

In settimana l’agenda macro è ricca di eventi clou. Verranno difatti pubblicati i verbali della riunione storica di dicembre della banca centrale Usa, durante la quale è stato deciso il primo incremento del costo del denaro in quasi un decennio e il rapporto occupazionale governativo di dicembre.

Le cifre e il contenuto delle ‘minutes’ aiuteranno a fare chiarezza sullo stato attuale del mercato del lavoro, dell’economia nel suo complesso e dell’inflazione negli Stati Uniti. Come osserva anche Christopher Vecchio, currency analyst presso DailyFX, i dati ci diranno chi ha ragione tra i mercati e la Fed.

“I dati economici deboli pubblicati in tutto il mondo – in particolare in Cina ed Eurozona – hanno spinto in rialzo il dollaro prima dei prossimi eventi chiave. Malgrado la presenza di alcuni campanelli di allarme (consumi fiacchi, dati immobiliari contrastati, produzione industriale a livelli da recessione), i trader si concentreranno sulle prospettive a lungo termine per l’economia Usa” e sui tempi e sulle modalità della prossima mossa della Federal Reserve.

Mercoledì verranno pubblicati i verbali dell’ultima riunione di politica monetaria mentre venerdì sarà la volta del rapporto governativo occupazionale. L’analisi di questi dati dovrebbe “fare chiarezza e permettere di giudicare che si sbaglia tra il mercato, che al momento sconta due rialzi dei tassi quest’anno – vedi andamento dei future sui Fed funds – o la Fed, che dice che aumenterà il costo del denaro quattro volte nel 2016″.

“Nel caso in cui la riunione del braccio di politica monetaria della Fed e il rapporto sul lavoro americano offriranno un nuovo sostegno al dollaro, le valute che rendono di più e gli asset maggiormente rischiosi pagheranno pegno”.

Un qualsiasi segnale di possibile irrigidimento delle politiche monetaria della Fed con tempi più rapidi del previsto, in un contesto di crescenti tensioni in Medioriente e preoccupazioni per il rallentamento delle economie emergenti tra cui la Cina, rappresenterebbe un mix esplosivo negativo in particolare per l’insieme di valute di quei paesi dove le esportazioni di materie prime sono più determinanti.

Gli analisti di Janus Capital sottolineano come un ciclo di rialzo dei tassi graduale dovrebbe favorire i mercati azionari in Usa e altrove. In passato infatti le Borse hanno fatto bene in contesti simili a quello che si delinea nel 2016. In particolare saranno Europa e Giappone, secondo George Maris, CFA, Portfolio Manager per quanto riguarda la strategia azionaria Global Alpha presso Janus, a trarre vantaggio da una stretta monetaria negli Stati Uniti.