Chi ha bisogno di euro quando si possono usare marchi?

18 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Nonostante le crescenti pressioni interne, il governo tedesco non e’ ancora pronto a rinunciare al progetto della moneta unica. Tuttavia, mentre la crisi del debito europeo non allenta la sua presa nemmeno sull’economia maggiore dell’area a 17, molti tedeschi sono sopraffatti dalla nostalgia per la vecchia valuta: il marco.

Fornai, negozi di abbigliamento e farmacie sono solo alcuni dei punti vendita che consentono ai clienti di fare acquisti con quello che viene chiamato “die gute alte D-mark”, ossia “il buon vecchio marco”.

La divisa e’ tutt’altro che sepolta. Nel 2002 ha cessato di essere la moneta ufficiale, ma 13,2 miliardi di marchi – 6,75 miliardi di euro – sono ancora in circolazione, nascosti sotto i matterassi, tra le pagine ingiallite dei libri, nelle tasche dei cappotti e cosi’ via. Vengono usati quotidianamente anche negli acquisti dei beni di prima necessita’ come il pane. E’ quanto rilevato dalla Bundesbank e riportato dal Wall Street Journal.

A differenza di italiani e francesi, che hanno fissato un termine per la circolazione di lira e franchi, i funzionari tedeschi non hanno mai stabilito uno scadenza oltre la quale il marco non avrebbe piu’ avuto alcun valore. Cosi’ facendo le autorita’ non hanno spinto i cittadini a correre a cambiare in euro gli ultimi marchi rimasti in casa, come invece avvenuto nei paesi vicini.

Questo vuol dire che se decidono di accettare di essere pagati in marchi, negozianti e altri uomini d’affari tedeschi possono ancora scambiare le vecchie monete alle filiali della banca centrale tedesca.

E’ proprio quello che sta succedendo. Anche perche’ il marco non e’ mai stato solo una moneta in Germania. E’ diventato con tempo un simbolo del miracolo economico successivo alla fine della Seconda Guerra Modniale e quindi di orgoglio nazionale di un popolo che e’ riuscito a risorgere dalla ceneri lasciate dalla sconfitta tedesca nel conflitto internazionale.

Farmacie e fornai, ma non solo

Il marco e’ ancora attivo nei piu’ svariati settori dell’economia. Martin Butzbach e’ il proprietario di Vitatherm, che vende cabine per la sauna a infrarossi da installare all’interno delle propria mure domestiche. Non avrebbe mai pensato che ci sarebbe stato un mercato in marchi tedeschi per prodotti costosi del genere, per i quali il prezzo medio e’ di 2.500 euro. Anche perche’ Butzbach era convinto che fossero rimasti solo una manciata di marchi in circolazione. Si sbagliava.

Un giorno un cliente gli si e’ avvicinato per chiedergli se accettava anche la vecchia moneta, mettendo sul bancone 5.000 marchi. Da quel momento, racconta Butzbach, ben 20 clienti hanno utilizzato il marco per fare acquisti nel suo negozio.

La valuta viene scambiata a 1,96 marchi per ciascun euro. L’uso di marchi e’ diventato di moda in particolare nella cittadina di Gaiberg, situata nel land di Bade-Wurtemberg, nel sudovest del paese, dove ristoranti e punti vendita accettano marchi.

“Non lo facciamo solo per i clienti”, spiega il signor Schaetzle uno dei cittadini del villaggio, dove clienti, anche provenienti dalla lontana Francoforte, hanno speso sino a 15 mila marchi nel solo mese di maggio.

“Con ogni probabilita’ il 90% di questi soldi non li avremmo mai visti” senza il marco.

C&A, una catena di abbigliamento internazionale, ha incominciato ad accettare marchi dal 2003 e incassa 150.000 marchi al mese nei suoi 500 punti vendita in Germania. Un altro esempio: circa il 90% delle cabine telefoniche di Deutsche Telekom accetta anche le vecchie monete.

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