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CHI E’ L’ECONOMISTA INDIANO CHE DENUNCIA L’EGOISMO AMERICANO

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(WSI) – Per fortuna Jagdish Bhagwati resiste. L’economista indiano trapiantato alla Columbia University, che da anni predica i benefici del libero commercio, non si arrende. Il decano dei liberisti continua a spiegare che ridurre le barriere doganali e aprirsi alla globalizzazione è una scelta che comporta alcuni costi nel breve periodo, ma poi tutti ci guadagnano. Però il clima è cambiato e ora Bhagwati si trova costretto a usare argomenti di sinistra, abbandonando i toni da destra liberale del passato. In un sorprendente articolo pubblicato oggi dal Financial Times, dal titolo “The selfish hegemon must offer a New Deal on trade”, Bhagwati denuncia la deriva egoistica dell’America. Per proteggere due milioni di agricoltori, gli Stati Uniti hanno chiesto a India e paesi in via di sviluppo sacrifici inaccettabili, determinando il fallimento del negoziato di luglio della Wto.

“Ancora una volta gli Stati Uniti sono un gigante spaventato”, scrive l’economista della Columbia, proprio come quando la concorrenza Giapponese terrorizzava le industrie americane negli anni ottanta e i deputati fracassavano i walkman Toshiba sulle scale del Congresso. E quando l’America si spaventa, per usare l’espressione dello storico dell’economia Charles Kindleberger, smette di essere un “egemone altruista” e diventa un “egemone egoista”, che si nasconde dietro la richiesta del rispetto dei diritti dei lavoratori in Cina e in India solo per proteggere le proprie imprese inefficienti.

Ma in un’economia sempre più competitiva, dominata “dal vantaggio comparato caleidoscopico”, cioè disperso e frammentato in giro per il globo, la strategia cinica dell’egemone egoista non può durare a lungo. Perché il protezionismo può rivelarsi molto costoso, soprattutto se impedisce a un paese di confrontarsi con la concorrenza globale e spreca risorse sempre più scarse per salvare imprenditori (soprattutto agricoli) che non sono più competitivi.

Peccato che Barack Obama, il candidato democratico, parli di una “nuova epoca” ma che si annuncia più protezionista di quella attuale, mentre John McCain, che pure è per cultura un sostenitore del libero commercio, non ha abbastanza competenza in materia per mettere l’economia al centro della sua campagna elettorale, e per ora non offre risposte convincenti.

Bhagwati, sempre più solo, e la scuola di economisti indiani-americani che a lui si ispira continueranno a far sentire la propria voce, ma l’impressione è che in questa fase siano destinati a restare inascoltati.

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