CHI E’ CHE GIOCA AL RIBASSO SULL’ITALIA?

10 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Non sarà una grande cena quella che Berlusconi offrirà domani sera a Villa Madama ai più importanti banchieri italiani. Se è vero ciò che scrive il “Corriere della Sera” il menù sarà a base di pennette tricolore e bistecca della val di Chiana, lo stesso pasto povero e patriottico che consumano ogni sera milioni di precari.

Ciò che più conta è il confronto che gli uomini della finanza faranno con il Cavaliere dai capelli cremolati per capire dove si va a parare. La tesi del Premier secondo il quale il panico e le difficoltà sono create dai media è insostenibile e non riesce a giustificare il crollo dei titoli bancari che ormai sono a prezzi di saldo. È probabile che qualcuno degli ospiti cercherà di saperne di più e di rivolgere qualche domanda imbarazzante. Una prevale su tutte: chi sta picchiando sul Sistema-Italia con tanta determinazione?

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I banchieri sono uomini diffidenti e freddi, che si eccitano soltanto davanti alle stock options e ai numeri, ma nella loro mente c’è ancora il ricordo di ciò che avvenne il 16 settembre del ’92 quando il finanziere ungherese, George Soros, vendette allo scoperto 10 miliardi di dollari in sterline e provocò l’uscita della moneta inglese dallo Sme.
Oggi non esistono le condizioni per evocare lo spettro dell’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra, ma qualcosa di strano si muove intorno al BelPaese.

Strano, stranissimo, e assolutamente accidentale, è l’articolo di venerdì scorso su “Repubblica” in cui si annunciava che per JP Morgan, l’Italia è in cima alla classifica dei paesi che rischiano il default. E non è bastata la tempestiva dichiarazione della casa d’affari americana a sgombrare le ombre. Basta leggere infatti il “Sole 24 Ore” dell’indomani che ha ipotizzato la manina di un grosso investitore internazionale deciso a smobilizzare il portafoglio italiano. A questa illazione la giornalista Laura Galvani del quotidiano di Confindustria aggiungeva il rumor che Generali, la roccaforte del salotto buono, avesse intenzione di spostare il baricentro delle proprie attività italiane.

In un contesto così destabilizzato la Consob sonnecchia e i banchieri non si accontentano più dei sermoni di Giulietto Tremonti sulla Bibbia e sui legal standard. E anche i famosi bond sui quali sembra (come ha anticipato per tutti Osvaldo De Paolini, il direttore del quotidiano “MF”) che comincino ad attirare l’interesse del Banco Popolare, c’è ancora una grande incertezza. Personaggi come Profumo, Corradino Passera e il boccoluto Mussari di MontePaschi, sentono che i Tremonti bond possono farli saltare dalle poltrone e chiedono al governo messaggi e risorse diversi.

Le risorse non ci sono, i messaggi invece abbondano e somigliano sempre di più alle brioches di Maria Antonietta. Dopo quello sulle centrali nucleari è arrivato l’annuncio del Ponte sullo Stretto per il quale non c’è ombra di quattrino privato e nessuna garanzia tecnica che l’opera possa favorire il traffico commerciale nel Mediterraneo (sembra infatti che le navi container di recente costruzione non riuscirebbero a passare sotto l’arcata).

Mentre la mafia e la ‘ndrangheta festeggiano a champagne, arriva il secondo messaggio sull’edilizia che non ha nulla a che vedere con il famoso Piano Fanfani per le case, ma allarga le cubature all’insegna dell’illegalità. Poi si comincia a sentire nell’aria l’idea di un nuovo condono fiscale che favorirebbe il rientro dei capitali, un’operazione già realizzata con successo dal ministro di Sondrio, che ha dimenticato il lessico dell’economia e usa la parola “gruzzoletto” come fosse un termine scientifico.

Se Berlusconi pensa di raccontare barzellette durante la cena a Villa Madama questa volta sbaglia. È vero che Charlie Chaplin dichiarò molti anni fa che “il successo rende simpatici” ma per i banchieri che hanno la corda al collo un piatto di battute patriottiche non basta a farli sorridere.

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