CHE FARE
CON QUEI PIRATI
DI BUENOS AIRES

26 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Beppe Scienza e’ Professore nel Dipartimento di Matematica dell’Università degli Studi di Torino. Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Molte associazioni di consumatori fanno la voce grossa invitando i risparmiatori a rifiutare la deludente soluzione che l’Argentina propone ai suoi obbligazionisti. È stranamente la stessa posizione della cosiddetta Task Force Argentina (TFA), finanziata dalle banche e quindi con un grave conflitto d’interessi, che minaccia cause contro i cugini sudamericani.

Tali discorsi non convincono. Come potranno costoro ottenere più di quanto hanno ottenuto in tre anni, cioè niente, proprio dopo che l’Argentina avrà sistemato almeno in parte le sue pendenze? È poi gravissimo che alcuni parlino di un fantomatico (e inesistente) quorum necessario per la validità dell’offerta, mentre è curioso che in altri paesi coinvolti, quali la Germania, non ci sia tanto can-can.

Più saggia quindi la scelta della Confconsumatori, la cui presidente Mara Colla ha anticipato a la Repubblica che non adotteranno tale posizione di rifiuto aprioristico.

Respingere l’offerta è infatti molto più pericoloso che accettarla.

I rischi del no

Chi non accetta lo scambio corre un forte rischio di trovarsi dopo la chiusura dell’offerta con titoli deprezzati, non più quotati e con la prospettiva di non incassare nulla per anni. L’Argentina ha infatti dichiarato “che non intende riprendere i pagamenti per nessuna serie di obbligazioni in circolazione” (paragrafo a.3.a.i).

Viceversa ad aderire si rischia poco, perché c’è una clausola importantissima ma poco nota, per cui “qualora l’Argentina dovesse lanciare un’offerta di acquisto o scambio entro il 2014” essa s’impegna a permettere la partecipazione anche a chi ha aderito adesso (paragrafo e.1.1). Per cui la decisione di dire di sì sarà poca eroica, ma è molto prudente.

Per ora non c’è una fretta nera, perché la prima scadenza è il 4 febbraio e vale solo per avere precedenza nell’assegnazione dei titoli cosiddetti Par. La scadenza ultima è il 25 febbraio. Volendo si può anche aspettare sino alla fine, sperando che una scarsa adesione costringa l’Argentina a migliorare l’offerta. Ma arrivati agli sgoccioli, la situazione diventerà critica. Potrebbe infatti essere consegnata una valanga di titoli proprio negli ultimi due giorni, come spesso capita in tali casi, e allora per chi resta fuori sarebbe molto grigia.

I titoli migliori

Per la stragrande maggioranza degli italiani che aderiscono, l’alternativa è fra le obbligazioni Par 2038 e le Discount 2033. Ma solo nel caso di rendimenti futuri superiori al 9,5% si otterrebbe di più con queste ultime, per cui in linea di massima conviene optare per le Par. Non per niente sono contingentate, in quanto pensate per i piccoli obbligazionisti. Peraltro le differenze non saranno enormi.

Purtroppo la proposta di scambio è molto complicata e stupisce che nessuno abbia sollevato tale critica fra quanti strepitano contro di essa. Proprio per facilitare le valutazioni dei lettori de la Repubblica, al Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino abbiamo predisposto un apposito file in Excel liberamente scaricabile dall’indirizzo di Internet www.beppescienza.it

Esso permette di valutare non solo i titoli Par e Discount in euro, ma anche i Quasi Par 2045 in pesos (richiesta minima 280 mila euro!), considerando pure i Titoli PIL indicizzati al Prodotto Interno Lordo argentino, che verranno consegnati insieme agli altri.

Si possono così ottenere diverse stime, con differenti ipotesi sui tassi, di quanto avrà in mano il 1° aprile chi aderisce all’offerta. Per la cronaca ora il mercato stima tale valore in circa 2830 euro ogni 100 euro di valore di scambio delle obbligazioni argentine attualmente in circolazione (e in sofferenza).

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