CHE FARA’ IL MERCATO PRIMA DI SALIRE ANCORA

16 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – I modelli che seguo continuano a indicare un’impostazione positiva per i tre principali mercati: obbligazionario, azionario e materie prime. Una conferma dell’intonazione già assunta in agosto.

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UPTREND PRIMARIO. Sulle Borse statunitensi aumentano gli indizi di presenza di un trend primario rialzista. Il nostro modello, che confronta il momentum del rendimento del mercato azionario con quello delle commercial paper a tre mesi (mercato monetario Usa), è tornato bullish per la prima volta dal settembre 2007. Di conseguenza il nostro «barometro» generale sul mercato azionario potrebbe generare un segnale rialzista nel corso del mese di settembre.

D’altronde, se è pur vero che il rally partito a settembre è stato molto intenso, tuttavia non registriamo divergenze tra le principali medie e gli indicatori di ampiezza che misurano quanti titoli stanno contribuendo al rialzo, come l’A/D line del New York Stock Exchange. Anzi, a ben vedere la grande ampiezza del movimento delle azioni sembra aprire spazio a nuovi massimi in settembre e, dunque, ad uno sviluppo incoraggiante del trend in corso. Ma non sono tutte rose e fiori. La struttura tecnica positiva del mercato risulta «tirata» sia nel breve sia nel medio periodo: dunque una correzione appare fisiologica, e a dire il vero anche benvenuta, all’interno della tendenza rialzista che sta prendendo consistenza in ottica di lungo periodo. Che è poi quello che interessa di più.

PIÙ PESO ALL’EUROPA. Più in generale, abbiamo osservato a fine agosto una leggera disaffezione da asset come le materie prime e titoli delle società collegate, le valute ritenute difensive e gli Etf legati ai mercati emergenti. In particolare il fondo quotato Fxi che replica il listino azionario cinese è stato uno dei più penalizzati dopo essere stato protagonista nel rally dei mercati azionari nei mesi precedenti. Sta infatti sottoperfomando le principali Borse. E non è tutto.

L’indice di Shanghai ha violato la trendline rialzista che lo sosteneva dai minimi, ma anche la linea di tendenza ascendente del rapporto tra lo stesso inidice e l’S&P Composite. E chi sta prendendo il suo posto a condurre le danze delle Borse? L’Europa. Infatti il ruolo di leader in termini di forza relativa sembra essere ormai assunto dai mercati azionari del Vecchio Continente. Già a inizio agosto abbiamo aggiunto alla nostra asset allocation l’Etf legato alla Borsa svedese. Ora tocca al mercato azionario francese a entrare in portafoglio.

Cosa fare poi con le materie prime? Dipende dall’orizzonte temporale. Benché i prezzi rimangano inseriti in un trend primario rialzista, stiamo osservando alcuni fenomeni particolari. Innanzi tutto un picco a livello di trend di medio periodo nel ratio tra azioni favorite in situazioni di deflazione e quelle favorite da uno scenario inflattivo. Poi, i nostri indicatori Kst, sia di breve sia di medio periodo, applicati alle quotazioni del mercato obbligazionario Usa hanno iniziato a girare verso l’alto. Di conseguenza, una combinazione di questi fattori suggerisce che il mercato potrebbe attendersi una temporanea fiammata dello sviluppo di uno scenario deflattivo.
Se questa lettura di fenomeno temporaneo dovesse essere corretta, avremmo buone possibilità che il rally del mercato azionario continui in salute, gettando basi più solide per il recupero delle Borse.

ATTENTI AL DOLLARO. Il Dollar index resta sotto la media mobile di lungo periodo, registrando una serie di massimi decrescenti. Non si scappa: il trend deve essere classificato come ribassista. In ogni caso, prudenza: alcune rotture potrebbero rivelarsi momentanee, se non addirittura falsi segnali. Non si può escludere che prima o poi si sviluppi una forte reazione. In quest’ottica monitoriamo quota 81,5. Fino a che questa soglia non sarà superata non si avranno dubbi sull’impostazione ribassista.

ASSET ALLOCATION. Per la nostra asset allocation continuiamo a suggerire la presenza di un 5% di obbligazionario corporate, tramite l’iShare iBox Corporate Bond Etf. Manteniamo un 10% sull’Inflation Protected Etf (Wip). Si tratta di un fondo quotato che punta su bond governativi internazionali e offre una copertura contro l’inflazione e contro un declino del dollaro. Ma non è l’unica scommessa sul ritorno del carovita. Infatti in vista di un possibile rally di medio periodo nel mercato del credito, raccomandiamo anche un 10% allocato sull’Inflation Protected Us Etf (Tip).

Una scommessa di lungo periodo, che però nel breve periodo potrebbe soffrire. Come collocare invece la parte azionaria? Per prima cosa notiamo che pur essendo in trend rialzista, Wall Street sta sottoperformando il resto del mondo. Quindi fino a che non avremo segnali contrari a questa lettura, non andremo oltre il 30% di asset azionari Usa in portafoglio. Aumentiamo invece, come accennato, il peso dei mercati azionari europei, mentre alleggeriamo i mercati asiatici ed emergenti dopo le buone performance fino a metà agosto. Nel complesso, alle Borse non-Usa riserviamo il 25% del portafoglio.
La scelta dei singoli mercati (Cina, India, Sud Corea, Francia, Svezia, Australia e Messico) è stata fatta privilegiando i listini con l’impostazione rialzista del nostro indicatore Kst di lungo periodo come forza relativa rispetto al World index.

Spazio anche all’oro. Poiché tutti i grafici del metallo giallo espresso nel varie principali valute mondiali (euro, dollaro, yen) sono orientati al rialzo restando sopra la media a 12 mesi, continuiamo a consigliare un 10% posizionato sulla commodity. Pronti però ad alzare il peso al 15% se l’oro confermerà il superamento di 1.010 dollari all’oncia su base settimanale.

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