CHE CAOS SUL MERCATO DELLE VALUTE

26 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – La falsa partenza dei mercati azionari in questo 2009 ha riportato indietro le lancette di oltre 12 anni sui principali listini mondiali. La crisi che le banche centrali non sembrano in grado di poter governare sta tuttavia avendo dei risvolti drammatici anche su asset class che con le azioni hanno poco a che fare, cioè sulle commodity o sulle valute. In particolare sul mercato valutario è da diversi mesi in atto un vero e proprio terremoto. Le variazioni dell’euro contro le principali valute negli ultimi sei mesi rendono l’idea. In soli 180 giorni il rapporto tra l’euro e lo yen giapponese si è modificato del 30% in favore della divisa nipponica; il dollaro statunitense è passato da un rapporto di 1,48 a uno di 1,28 contro la moneta unica. Ma ancora più scalpore destano le performance delle cosiddette valute emergenti, quelle cioè che per diverso tempo hanno rappresentato il porto di arrivo per tutti coloro che intendevano sfruttare gli alti rendimenti promessi dai rispettivi tassi di interesse per migliorare l’efficienza del proprio portafoglio high yield. Lo zloty polacco si è inabissato di un 30% , il fiorino ungherese e il peso messicano di oltre il 20% mentre la nuova lira turca, che per alcuni mesi aveva dato l’impressione di poter garantire una sostanziale stabilità contro l’euro ( e quindi anche di non inficiare il 17% di remunerazione garantita fino a poche settimane fa dal Turkish Interbank Rate) ha subito gli effetti della crisi finanziaria perdendo circa il 18% del proprio valore.

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Sul mercato italiano dei certificati di investimento gli effetti più visibili della tempesta monetaria in atto si stanno avvertendo, oltre che su tutti quei certificati che hanno come sottostante un indice o una commodity quotata in dollari, sui benchmark Valuta Plus che Abn Amro, emittente della Royal Bank of Scotland, quota sul mercato Sedex. I Valuta Plus sono certificati di investimento che consentono con importi minimi ( sono stati tutti emessi a 100 euro nominali), di partecipare linearmente alla crescita di un deposito monetario in valuta, remunerato quotidianamente sulla base dei tassi d’interesse interbancari del paese di riferimento. Più nel dettaglio i Valuta Plus replicano l’andamento di un indice monetario creato appositamente dall’emittente definito Total Return Money Market Index (TRMMI). Ciascun indice sottostante rappresenta un deposito in valuta estera che matura giornalmente interessi al relativo tasso overnight meno uno spread che l’emittente trattiene.

Dalle rispettive date di emissione, il 2 febbraio 2006 per la totalità dei 18 Valuta Plus ad eccezione di quello sulla lira turca che è stato emesso il 25 settembre dello stesso anno, il certificato che sta regalando la migliore performance è proprio quello agganciato al nuova lira di Istanbul. Nonostante la svalutazione degli ultimi sei mesi e il drastico ridimensionamento del tasso interbancario di riferimento ( dopo l’ultimo taglio di 150 punti base di venerdì 20 febbraio il Turkish Interbank Rate Overnight è passato dal 17,5% dell’emissione del certificato all’attuale 11,50% e pertanto adesso il tasso riconosciuto sul deposito monetario, decurtato di uno spread di 200 punti base, è del 9,5%) il certificato è ancora positivo di oltre il 22% avendo accumulato dall’emissione all’11 ottobre dell’anno successivo un rendimento del 15,375% al netto dello spread, dal 12 ottobre 2007 fino al 13 dicembre un rendimento netto del 14,25% e solamente nel corso del 2008 una remunerazione giornaliera degli interessi inferiore al 14%. Hanno invece beneficiato esclusivamente dell’apprezzamento delle rispettive divise nei confronti dell’euro, dal momento che il tasso di interesse riconosciuto sui depositi sottostanti è prossimo allo zero, i due Valuta Plus sullo yen giapponese e sul franco svizzero. In particolare il certificato che copre la valuta nipponica segna un rialzo del 18% dall’emissione e di oltre il 30% dai 90 euro di sei mesi fa solamente per effetto della variazione del tasso di cambio. Infatti va considerato che lo Japanese Yen Libor next-spot, ovvero il tasso che determina la remunerazione giornaliera del deposito, ha raggiunto un massimo dell’1,40% ( peraltro dedotto dello spread trattenuto dall’emittente) il 26 settembre dello scorso anno e attualmente è allo 0,1723%. Situazione quasi del tutto analoga per il certificato legato alla divisa svizzera. Il tasso di interesse riconosciuto ( lo Swiss Franc Libor next-spot) ha raggiunto negli ultimi giorni il suo livello più basso, ovvero lo 0,13%.

Dall’altra parte della classifica di performance non potevano che esserci quei certificati che coprono le valute dei paesi che più stanno pagando la crisi finanziaria. Per questi certificati il crollo delle rispettive valute unito al ridimensionamento dei tassi di interesse è stato fatale. Il Valuta Plus sudafricano ad esempio è in calo del 25% dall’emissione nonostante il Johannesburg Interbank Agreed Rate ad un mese sia ancora al 10,025% ( occorre però considerare lo spread dell’1,28%); colpa principalmente del rapporto di cambio eur/zar passato da 7,3826 della data di partenza all’attuale 12,8207. In conclusione, mai come in questo periodo è stato difficile e rischioso investire sulle valute. Ma in previsione di un recupero delle divise più bistrattate dell’ultimo periodo o semplicemente se si crede che la caduta nei confronti dell’euro è destinata ad arrestarsi, i Valuta Plus sulle valute a maggior tasso di interesse, quotati tutti con scadenza dicembre 2010, potrebbero rappresentare delle buone opportunità di investimento anche in considerazione della particolare efficienza fiscale dello strumento ( tutti i redditi generati da questi certificati sono compensabili con le minusvalenze azionarie).


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