Che cambio di rotta: ma il dollaro non lo vuole più nessuno?

21 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Da un giorno con l’altro sembra che il dollaro non lo voglia più nessuno e tutti invece siano ritornati positivi sull’euro, se possibile, con anche maggiore forza dei giorni precedenti.

Il dubbio che sorge osservando il movimento repentino del cambio degli ultimi tre giorni è quello di una mossa necessaria per un acquisto ad un prezzo migliore della moneta unica, con la convinzione che potrà avvenire una continuazione del trend a rialzo evidenziato negli ultimi mesi. Potrebbe essere, ma acquisto da parte di chi?

In questo caso la lista potrebbe essere particolarmente lunga e non essere sufficienti le pagine del nostro report giornaliero: basti pensare che sia la Cina sia il fondo di investimento PIMCO ed il giapponese Kokusai (per citare tra i maggiori player del mercato) nei giorni scorsi hanno fatto riferimento al proprio portafoglio sovrappesato in dollari. Dopo le parole negative di S&P sul debito americano, vista anche la particolare immobilità della Federal Reserve (che nonostante pressioni inflazionistiche globalmente in deciso aumento ritiene che gli stimoli monetari in atto debbano rimanere stabili), la Cina nello specifico si è sbilanciata affermando di “sperare che il Governo USA attui misure responsabili per proteggere gli interessi degli investitori”, che suona più come una minaccia che come un reale auspicio. Certo come biasimarli, detenendo loro riserve valutarie per 3 mila miliardi di dollari, di cui almeno i due terzi proprio in dollari!

A questo punto è difficile dire se l’euro riuscirà a colmare il 3%, circa, di apprezzamento che ci riporterebbe su massimi impensabili sino a qualche mese fa: quello che è certo è che per avere un cambiamento di rotta di fondo servano motivazioni più forti di quelle viste sino ad ora, dato che nemmeno i rischi relativi ai debiti sovrani europei hanno sortito più di un inversione durata qualche giorno. Magari basterebbe un accenno anche da parte della Fed all’intensificarsi dei rischi legati all’inflazione, sebbene il vantaggio competitivo dei tassi di interesse potrebbe rimanere ancora particolarmente a favore dell’area euro per lungo tempo.

Ricordiamo che oggi dovrebbe essere la giornata in cui si concludono i giochi della settimana, a causa dell’approssimarsi del ponte pasquale e conseguente chiusura di parecchi listini, fra domani e lunedì.

Per questo motivo vediamo cosa dovremmo aspettarci dall’agenda di oggi: la giornata incomincia alle 10, ore italiane, con la pubblicazione dell’indice IFO tedesco, passando per le vendite al dettaglio inglesi alle 10.30, a quelle canadesi alle 14.30 e terminando alle 16 sia con un’indicazione sul settore immobiliare che con l’indice Philly Fed americani.

Passiamo ora a dare uno sguardo all’analisi tecnica.

Vediamo immediatamente come l’euro abbia archiviato la negatività dei giorni scorsi e con un movimento ancora più veloce della discesa sia riuscito a raggiungere livelli che non erano più stati toccati da gennaio 2010. Il superamento ieri di 1.4520 ha permesso al cambio infatti di riportarsi sul massimo di 1.4580, che come dicevamo da alcune settimane, potrebbe essere il punto di ulteriore svolta. La linea di tendenza di lungo, abbiamo oramai visto come sia stata compromessa lunedì, anche se questa ripresa immediata torna a far ben sperare sulla ripresa di medio-lungo della moneta unica che ha come obiettivo finale il punto di partenza del movimento ribassista iniziato a dicembre 2009, 1.51: questo ci viene suggerito, tramite un grafico giornaliero, dall’assenza di ulteriori percentuali di ritracciamento di Fibonacci sino a quel precedente massimo (l’ultima, il 76.4% è stata oltrepassata a 1.4370) e dalla totale assenza di qualsivoglia riferimento statico precedente.

La debolezza del dollaro si fa sentire anche nei confronti della moneta del Sol Levante, dato che siamo ritornati, a distanza di pochi giorni, sul minimo di riferimento di 82.20. I prezzi non sono ancora riusciti ad oltrepassare questo interessante supporto che dovrebbe, se superato, avere la forza di riportare i prezzi di nuovo in area 81-80.80, così come una lunga serie di minimi testimoniano, nonché la presenza della seconda percentuale di ritracciamento del movimento esplosivo di breve compreso fra il minimo storico di 76.50 e 85.50: il primo livello importante, il 38.2, coincide con la linea di tendenza che seguiamo da tempo, passante poco al di sopra di 82 figura.

Il cambio EurJpy, seguendo maggiormente la salita della moneta unica, ha potuto portarsi al di sopra della resistenza di 119.35, andando così velocemente a fare i conti con l’area di 120. Proprio a questo livello, oltre che rappresentare un forte livello psicologico, transita la linea di tendenza negativa evidenziata dai prezzi successivamente al raggiungimento del massimo di 123.20, due settimane fa. Nel breve 119.35 continua a rappresentare un interessante livello, confermato dalla coincidenza delle due media mobili da noi più utilizzate su un grafico con candele a quattro ore.

Anche la sterlina, nonostante quanto trapelato dalle minute (sostanzialmente una mancanza di preoccupazione collegata all’eccessivo rialzo dei prezzi), ha potuto avvantaggiarsi nei confronti del dollaro e riportarsi così verso la parte alta del trading range che stiamo seguendo da settimane. Siamo giunti così oltre il massimo di riferimento precedente, 1.6425, senza però per il momento riuscire ad oltrepassare il picco di massimo di gennaio 2010 a 1.6460, che rimane il nostro punto di svolta, coincidente con 1.4580 per l’eurodollaro.

Ancora parlando di sterlina, abbiamo visto come il cambio EurGbp, di nuovo, transitando oltre 0.88 figura abbia avuto quella spinta necessaria a colmare lo spazio sino ai massimi di riferimento precedenti in area 0.8870. Questo movimento potrebbe trovare come obiettivo finale il precedente massimo di 0.8930.

Vediamo ancora la sterlina, ma nei confronti dello yen, osservando come il movimento degli ultimi due giorni possa essere racchiuso in una tendenza laterale molto stretta, ovviamente rispetto alla volatilità consueta, di un centinaio di pips. I due estremi sono suggeriti da 134.80 e da 135.80 ed una rottura del livello superiore riporterebbe fiducia sul mercato per andare a ricercare il precedente livello di riferimento di 137.90.

Ancora una volta il franco da ieri sera ha vissuto una duplice vita. Forte contro dollari e debole contro euro.

Il cambio UsdChf infatti è riuscito, avendo mancato di stazionare al si sopra di 0.8990-.90 figura, a rompere il minimo precedente di 0.89 toccando questa notte 0.8855. L’unico spunto sensato in questo momento potrebbe giungere proprio da un ritorno dei prezzi al di sopra dell’area sopra indicata. Sino ad allora la forte tendenza ribassista del cambio potrebbe abituarci a continui nuovi minimi.

Il cambio EurChf ha fornito la prova, in questi ultimi giorni, di avere buona memoria e di rispettare i livelli visti in precedenza. Pensiamo al test di 1.2730 e successivo ritorno a 1.2950-60, ritornando ieri poi al supporto di 1.29. Nel breve abbiamo quindi già individuato due livelli interessanti, 1.29 figura e 1.2960 appunto.

Non possiamo non fornire un aggiornamento anche sul dollaro australiano che, grazie a buoni dati economici, è risultata ieri come miglior valuta portando ad un nuovo massimo il cambio AudUsd. Siamo giunti a 1.0770 che, data la forza del cambio, rischia di non essere l’ultimo livello di massimo storico visto in giornata. È molto complesso fare delle stime sul punto di arrivo dei prezzi, ovvero sino a dove la forza del dollaro australiano indebolirà il biglietto verde, dato che siamo ben oltre i massimi precedenti. In questo caso potremmo utilizzare la prima estensione oltre il ritracciamento di Fibonacci del movimento compreso fra 0.9850 e 0.6025, ottenendo 1.09, grazie all’estensione del 1.272%. Questa rimane ovviamente un’ipotesi numerica senza alcun riferimento passato, per cui da trattare con molta cautela.

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